RELIGIONE E SPIRITUALITA'
Religione e spiritualità: In genere si identifica il termine religione con quello di spiritualità.
Al contrario sono due termini che possono anche coesistere ma hanno un significato diverso.
In genere la persona religiosa è colei che compie determinate azioni perchè spinta dal dovere. Per questo motivo questa persona è anche onesta nella propria fede, nei propri sentimenti, ma non li vive con eccessiva gioia; non rifulge da questa ma neanche la ricerca. Non è la gioia il suo fine, ma il dovere. Così questa persona religiosa ogni domenica si reca alla funzione domenicale, compie qualche pellegrinaggio, si confessa una volta al mese: ma tutto questo viene fatto per dovere. Vi è anche la considerazione che se non si compiessero queste azioni si corre il rischio di precipitare all'inferno. La sua fede si basa sull'osservanza dei Comandamenti. Ma questi sono il minimo indispensabile che ogni persona dovrebbe compiere. Quante volte sentiamo delle persone dire: "ma vai ogni volta a Messa? Ci sei andato ieri", oppure: "ma per una volta che non ci vai, cosa può succedere?" L'uomo occidentale è l'uomo che crede alla ragione, alla conoscenza che cade sotto i nostri sensi. La realtà spirituale và seguita "perchè non si sa mai", ma viene sottomessa alla nostra volontà. E' il ragionamento tipico dei farisei che si sentivano al sicuro da ogni tipo di condanna. Gesù li condanna apertamente preferendo al loro comportamento quello del pubblicano.
In un luogo di preghiera si trovano un fariseo (tipico rappresentante della Legge ebraica)
ed un pubblicano (simbolo del peccato). Il fariseo entra dentro il tempio e si pone di fronte
a Dio con la sicurezza di essere al riparo da ogni possibile condanna in quanto sicuro
delle proprie azioni che enumera con la sicurezza di un ragioniere. L'altro è il pubblicano
che rimane al di fuori del Tempio non avendo il coraggio di entrarvi.
Riconosce i propri peccati e senza provare a scusarsi afferma la propria colpa.
Gesù afferma che il comportamento del peccatore è più conforme all'idea dell'autentico cristiano.
E' un tipo di ragionamento tipico della persona occidentale, della persona divenuta adulta che deve tenere tutto sotto controllo e a cui ogni azione deve corrispondere una soddisfazione visibile. Il comportamento farisaico è quello che conduce al sentire la propria coscienza al riparo e che può condurre ad una forma di fondamentalismo nel senso che si ritiene di essere a contatto con dio e che dio è nostro amico. Si finisce con il vedere che non è Dio a creare l'uomo ma è l'uomo a crearsi un proprio dio. Questo dio creato dall'uomo viene usato anche per compiere atrocità e promuovere guerre. Abbiamo visto come nell'ultimo inutile conflitto le due forze opposte abbiano assoldato il proprio dio al proprio servizio. Fortunatamente l'Unico Dio autentico si è reso indisponibile a questa guerra.
La persona spirituale è una persona che compie le stesse azioni della persona religiosa. Ma la motivazione è diversa: la persona spirituale le effettua perchè spinta dall'amore. Ha compreso che ciò che gli si chiede è un atto d'amore. Anche nei sentimenti compie azioni per la persona amata in quanto spinta dal proprio sentimento. Non si chiede cosa la persona amata desidera da lui e lui vuole solo soddisfarla con un atto d'amore che parte anche dal proprio desiderio di soddisfare la persona amata. Il suo comandamento non è dato non è dato dai Decalogo quanto dal Discorso della Montagna, dove si incensa la vita dettata dall'amore. La parabola che la identica è quella dei talenti.
Un padrone che si allontana dal proprio possedimento da ai suoi servi dei denari
(talenti). Al suo ritorno chiede che gli vengano restituiti. Alcuni li hanno fatti fruttare,
ma uno ha nascosto il suo talento. Il padrone si arrabbia con colui che gli ha restituito
il talento senza sfruttarlo. La parabole vuole indicare che ognuno di noi ha dei talenti
che deve mettere al servizio della comunità. Ora, noi non sappiamo quanti talenti
abbiamo per cui non dobbiamo pensare di avere compiuto il nostro dovere solo per
avere compiuto una buona azione. Pensiamo a Madre Teresa di Calcutta che ha operato
al di là di ogni pensiero umano riuscendo a compiere opere impensabili da un punto
di vista solo umano

La persona spirituale è quella orientale che
vede Dio in ogni realtà. Ogni suo gesto è dettato dall'amore della propria
divinità. E' tipica della persona rimasta bambina che crede ad una esistenza di
una realtà d'Amore che la sovrasta e la cura amorevolmente come una madre. Dio
Padre e Madre continuamente.

Quando queste due tipi di personalità si incontrano si ha la figura del santo, di colui che è particolarmente vicino al proprio Dio e si lascia guidare da Lui. Possiamo ricordare le due grandi figure del secolo scorso: Gandhi e Madre Teresa di Calcutta.
Concetto Religione: Bisogna considerare il concetto di religione in quanto sotto questo termine si fa rientrare tutta una serie di dottrine che, al contrario, devono essere definite filosofie di vita. Una dottrina può essere considerata religione se vi sono tre concetti: - concetto di Dio creatore; - concetto di creatura; - concetto di dipendenza della creature nei confronti del creatore.
Così, si possono considerare religioni solo 4
grandi religioni universali: l'Ebraismo, il Cristianesimo, l'Induismo,
l'Islamismo. Queste quattro religioni hanno in sè il concetto di un Ente
Creatore (Dio, Yahvè, Brahman, Allah), concetto della creatura creata del
Creatore e l'assoluta dipendenza della creatura nei confronti del Creatore
(pensiamo all'Ebraismo che considera la realtà umana come una continua creazione
e che senza l'intervento di Dio continuo non vi sarebbe che il nulla).

Ciò
che spesso si considerano come religioni sono filosofie in quanto non hanno
nella loro dottrina come realtà propria il concetto di Dio, nè si parla di una
dipendenza. Queste filosofie vogliono che l'uomo si liberi da sè dalla propria
realtà sofferente, come nel caso del buddhismo che ricerca la libertà dalla
sofferenza attraverso uno sforzo ascetico senza l'intervento di un Ente Supremo.
Le religioni possono avere anche altre differenziazioni, oltre questa principale ora descritta.
FORME RELIGIOSE DERIVATE o DEGRADATE.
Animismo: credenza relativa all'esistenza peculiare dell'anima umana oltre la morte, ed al suo influsso sugli esseri viventi che devono ricordarsi quotidianamente di compiere i riti che spettano ai defunti, pena un influsso negativo di tali anime. Altro modo di intendere l'animismo è vedere tutta la realtà posseduta da un'anima, idea vicina alla dottrina della trasmigrazione delle anime.
Dinamismo o magia: con il termine magia si intende una forza dinamica ed impersonale che si concentra in vari oggetti, riti. Il mago usa questa arte per fare soggiacere le forze della natura ai propri scopi quando non si può con i propri mezzi. Dal punto di vista teologico la magia intende la credenza nel mana, che tende a convertire in idolo, dotato di potere sovrannaturale, una statua, un oggetto. Si tende a dividere la magia in nera o bianca. La seconda dovrebbe essere una magia buona nel senso che si lavora per procurare il bene della persona: ad esempio si lavora con la magia bianca perchè una persona si innamori del committente. Nella magia nera, che si identifica anche con la stregoneria, si tende a procurare il male della persona. Si usa una magia detta "imitativa" nel senso che si costruisce un pupazzetto che ricalcherebbe l'energia della persona oggetto della magia. In tal caso si riverserebbe sulla persona il "danno" procurato sull'oggetto. E' il caso tipico del rito woo doo. In alcuni casi si parla anche di una magia rossa se vi si dedica solamente per un aspetto sessuale. Molta famosa è la magia "estatica" dove si eseguono dei riti complessi che hanno lo scopo di portare in estasi alcune persone, in genere chiamati "sacerdoti", che entrerebbero in contatto con delle forze superiori che permetterebbero di rendere semplice ciò che è complesso con le sole forze umane (esempio, trovare un lavoro, vincere ad una lotteria, far sì che una persona si innamori di noi, ecc.). Tutta la magia sudamericana si basa su questa forma (ad esempio, la "santeria cubana", o la "macumba" brasiliana, ecc.): è famosa perchè l'uomo tenderebbe a vedervi una sorta di spettacolo primitivo, proprio di quei popoli. Si usano danze, balli, uso smodato di musica, di tamburi, di droghe: i "sacerdoti" e le "sacerdotesse" iniziano a muoversi con gesti semplici, che divengono sempre più complessi sino a che i sacerdoti e le sacerdotesse fanno dei giri sempre più complessi sino ad assumere dei movimenti vorticosi. Infine cadono a terra e si contorcono come in preda ad una isteria. E' in questo momento che si possono fare domande, chiedere grazie, favori, ecc ed in questo momento queste forze richiamate entrerebbero al nostro servizio. Queste forme religiose provengono dalle religioni animistiche africane che parlano di innumerevoli forme di divinità che arrivano a lottare tra loro in favore degli uomini che usano pregarli e richiedere i loro favori.
Bisogna subito affermare che molti sedicenti maghi usano fare pregare i propri clienti con lo scopo di mostrare loro la loro "santità", per poi chiedere dei compensi. Spesso si può associare la magia alla superstizione. Quindi l'atto magico può essere rappresentato da quattro fasi: - l'invocazione di un potere superiore, spesso associato ad un idolo; - il rito sacrificale, con il quale si chiede all'idolo il favore; - l'atto magico in sè con il quale si chiede all'idolo ciò che interessa; consiste in invocazioni, rito, ecc. E' la parte più importante in quanto dipende dal modo in cui si effettua il rito che l'atto magico può risultare positivo o negativo - liberazione dalle forze evocate. Bisogna subito affermare con decisione che non esiste alcuna forza positiva che possa esserci d'aiuto in quanto non vi può essere alcuna forza positiva (angelo, santo, spirito dei defunti) che, pur avendo una ipotetica forza autonoma, si muoverebbe in seguito ad un rito.
Feticismo: i portoghesi chiamarono feiticio, al tempo della colonizzazione in Africa, tutti quegli oggetti sia naturali (ad esempio denti di animali), sia costruiti dall'uomo verso i quali gli indigeni attribuivano poteri magici, soprannaturali per cui tributavano loro preghiere, offerte, ecc. Comunque, non è tanto il feticcio ad avere questi poteri ma in questi è concentrata una forza che deve essere liberata tramite un rito. Ma il feticismo non confinato in una data regione o in un dato tempo: vive tutt'oggi concentrato in tutta una serie di ciondoli, catenine, tatuaggi, incensi, erbe, crocifissi che si portano oggi e a cui si attribuiscono poteri taumaturgici-magici. Spesso anche azioni liturgiche vengono vissute come azioni feticiste per cui, ad esempio, anche i sacramenti sono visti come momenti magici e non come azioni divine; si vive il momento come un tempo in cui si aspetta una risposta positiva e se questa non avviene la "colpa" è da attribuirsi alla cattiva condotta del celebrante o dalla qualità del rito non considerando che ciò che conta è l'azione sacramentale (ex opere operato) per cui un sacramento è valido solo per il fatto di essere amministrato al di fuori della condotta del sacerdote o del fedele.
Mana: termine malesiano che indica una forza misteriosa, attiva, misteriosa presenti in alcuni oggetti, individui, ma specialmente nelle anime dei defunti e degli spiriti in genere.
Manismo: è la venerazione con annesso culto attribuito allo spirito dei morti, soprattutto quelli più illustri della propria tribù o del proprio clan. Ad esempio nell'antica Roma venivano considerati come una specie di divinità collettiva, da cui il termine manismo (Dei Mani). Questo è una forma di animismo ridotta alla componente umana. Questi spiriti sopravvivono dopo la morte e possono influenzare sia negativamente, sia positivamente l'uomo, a seconda di come i famigliari si sono comportati con loro o dal come si comportano dopo la morte, come riti, sacriici, ecc.
Sciamanesimo: è un termine formato da due parole, di cui una sanscrita con il significato di "sforzo estenuante" e di una con il significato di "esaltazione orgiastica". Il sacerdote sciamano è in grado di compiere varie azioni di trance e di proiettare il proprio spirito nel mondo degli spiriti e questi ultimi aiuteranno lo sciamano a guarire la persona malata, a predirne il futuro, ecc. Lo sciamano si serve di riti, di sostanze allucinogeni, di musiche, di tamburi, di danze che servono a creare un clima sempre più orgiastico. La coscienza si abbassa e si giungono a livelli in cui ci si sente come fuori dal corpo. In questa maniera si proietta il proprio spirito al di là della materia, del tempo, della storia. Così in tempi lontani, sia nel tempo passato che in quello futuro, si può giungere a comprendere la realtà odierna e come poterla cambiare con l'intervento degli spiriti.
Totemismo: termine con cui le tribù indiane d'America designavano oggetti o esseri che designavano un individuo (totemismo individuale) o un gruppo di individui o di clan (totemismo di gruppo). Il Totem è sacro e non può essere toccato, mangiato (nel caso si tratti di un animale), ucciso. Si può trattare di un individuo che viene identificato come un totem e che viene identificato come un capotribù morto e che viene portato a livello di totem, quasi di una divinità. In questo caso il Totem funge da elemento collante ed il gruppo ha la stessa discendenza dal totem con una serie di regole quali la proibizione di contrarre matrimonio tra elementi dello stesso clan. Nello spazio del totem è proibito avvicinarsi a chi non è iniziato per cui si può considerare il totem una sorta di divinità.
ATEISMO
Non tutti riconoscono il loro legame con Dio o riconoscono l'esistenza di un Ente Supremo: in questo caso si parla di ateismo, termine derivante dal greco a-theos (mancanza di Dio). Ma riteniamo che l'uomo nasca sempre con un legame con tale Ente e si diviene ateo in seguito per varie cause. Spesso ci si dichiara atei non tanto perchè non si creda in Dio, quanto perchè si è in un certo senso "arrabbiati" con Dio perchè non ha corrisposto alle nostre aspettative, non ha risposto come desideravamo alle nostre preghiere, ecc.
In genere si è gnostici, nel senso che si sospende il giudizio su Dio in quanto si ritiene che è talmente Altro da noi (diverso da noi) che non può essere considerato dall'uomo; altri considerando una propria situazione spirituale, sociale, affettiva ritengono che Dio non si interessi della sua persona; altri ancora considerano Dio come un Ente inaccessibile alla mente umana, o un Ente solitario che non si interessa dell'uomo portando come tesi di questa affermazione l'esistenza del male nel mondo.
Non consideriamo l'ateismo come una forma secondaria o derivata. Consideriamo l'uomo come colui che è legato in qualche modo ad un Ente superiore. L'autentico ateo è colui che dopo un ragionamento giunge alla conclusione che Dio non esiste. Riteniamo, al contrario, che l'uomo di oggi non viva credendo in Dio, ma si vive il fenomeno dell'indifferentismo dove, appunto si vive come se Dio non esistesse o si vive senza volere guardare l'impronta che Dio lascia nella realtà creata. Aristotile affermava che la realtà è talmente armoniosa che non può essere derivata dal caos, dalla coincidenza, dallo scoppio di un atomo, ma da un Supremo Architetto, concetto ripreso dal taoismo che vede nell'esistenza del Tao un principio unificatore che conduce il mondo ad un equilibrio interiore. Così l'uomo può giungere ad una presa di coscienza dell'esistenza di un Ente Supremo per mezzo della ragione (dogma del C.V.I). La ragione fa considerare che la nostra vita porta a considerare una realtà diversa dalla nostra. E' vero che molte persone vedono questa realtà diversa dalla nostra non identificata con un Ente Supremo quanto con le stelle (astrologia), con una realtà venuta da lontano (ufologia), con una realtà animista (magia), se non dal male (satanismo) ecc. I padri della psicoterapia (Jung, Nietzche, Adler, Frankl, ecc.) hanno affermato che la maggior parte dei loro pazienti avevano problemi legati all'idea di Dio che si ripercuoteva sulla loro vita. Alcune persone ritengono che l'uomo nasca senza l'idea di un Dio e che questa idea venga inculcata in seguito dalla società. Questa affermazione è contraddetta da alcune scoperte antropologiche. Quando furono scoperte delle popolazioni che vivono ancora a livello primitivo si vide che loro non potevano avere delle idee su Dio portate dalla società, ma furono individuati degli idoli, dei totem che hanno la funzione di divinità. Quando cadde il regime comunista in Romania, in alcuni orfanotrofi si trovarono dei quaderni di bambini, i quali non erano stati mai abituati all'idea di dio: nei loro quaderni si trovarono dei disegni che raffiguravano loro stessi in colloquio con una figura celeste, ad esempio un angelo, o vi erano riportate delle preghiere, anche se scritte in forme semplici. Questo dimostra come l'uomo possiede dentro di sè l'idea di Dio perchè è stato creato da Dio. S. Agostino afferma che l'uomo ha una propria angoscia dentro di sè (lui la chiama "inquietudine") che non può essere risolta se non riposando (abbandonandosi) in Dio.
L'uomo che sente dentro di sè di essere creatura sente il desiderio di manifestare questo legame con l'Ente Supremo attraverso il sacrificio, la preghiera, riti, tutte manifestazioni che ogni religione ha in sè anche se con manifestazioni diverse da religione a religione. Le persone che non sentono questo legame dentro di sè possono essere chiamate atee, ma in genere divengono idolatre.
Dostoievskij era giunto a dire che l'uomo che nega l'esistenza di Dio arriva a costruirsi un idolo. Varie realtà lungo il cammino dell'uomo nel corso della storia hanno rappresentato un idolo ed alcuni di questi idoli sono stati descritti bella Bibbia. Possiamo partire già da Adamo ed Eva i quali credevano all'Onnipotenza di Dio ma non al suo amore per cui ritennero che Dio fosse geloso di loro, credendo alle parole del serpente. Quando Mosè andò sul Monte Sinai, quegli stessi ebrei che avevano pregato perchè Dio li liberasse dal giogo della schiavitù, si costruirono un idolo. In un tempo più vicino a noi i francesi, al tempo della Rivoluzione, posero come loro idolo la dea della ragione e misero una statua di una attrice al posto della statua della Madonna sull'altare della Cattedrale di Parigi. In seguito lo Stato, il Partito, la Razza, il Capitale, il Sesso, il Gioco, la Droga, Leader umani (un attore, un giocatore, un politico) hanno rappresentato un idolo per milioni di persone (a volte anche la religione stessa). Possiamo altresì considerare che anche i cristiani agli inizi del cristianesimo erano considerati atei dai romani in quanto non seguivano la religione ufficiale dell'antica Roma e non sacrificavano agli dei. Da un punto di vista laico anche un grande filosofo come Socrate fu tacciato di ateismo in quanto non seguiva le divinità specialmente come erano rappresentate nella mitologia.
Da più parti parti si afferma che il buddhismo sia una filosofia estremamente atea in quanto non contempla l'idea di un Ente Supremo e tutta la propria dottrina si fonda sulla liberazione dal samsara (ciclo della reincarnazione) con le proprie forze. Riteniamo che, al contrario, il buddhismo abbia in sè una idea elevata della spiritualità in quanto possiede in sè una idea di amore. Basti ricordare che il motto del buddhismo è: "fai il bene, evita il male, purifica il cuore". Fine del buddhismo è l'ascesi da questo mondo contingente e risente dall'influenza dell'induismo, una delle 4 autentiche religioni. L'ateimo occidentale, invece, vede la materia come unica realtà: si tende ad una sorta di frenesia attivista dove si tende al dominio non della realtà dell'uomo ma della realtà materiale, attraverso la scienza. la tecnica.
Alcuni pensatori hanno identificato la nascita della religione in un sentimento di paura. Ad esempio, i filosofi Lattanzio e Stazio identificarono proprio nel timore di fronte ai fenomeni della natura l'ansia di superare questo timore. Il modo per superare quest'ansia fu identificata nella quasi venerazione di questi fenomeni per cui l'uomo si gettava in ginocchio assumendo un atteggiamento di rispetto e di venerazione. Questo atteggiamento sarebbe confermato anche da autori moderni i quali si limitano a descrivere questi sentimenti come ad affermare che questo concetto non debba essere analizzato ma solo mostrato. Tuttavia riteniamo che, pur affermando noi stessi che vi sono realtà religiose che originano da questo sentimento di paura, vi sono altre realtà che originano da sentimenti di confidenza, di familiarità.
Nel primo caso siamo di fronte alle religioni delle costanti
cioè quelle religioni che hanno come costante tutto ciò che riguarda il cielo.
Vi sono comprese la religione degli antichi romani, dei babilonesi, degli assiri,
dei celti, dei germani, degli atzechi, dei maya. Anche la religione cinese
ha fondamento celeste e vi si venerava sino al 1912 l'Imperatore come
"Figlio del Cielo", e nello shintoismo giapponese sino al 1945.
Gli appartenenti a questo tipo di religione sono pervasi dal sentimento del
"tremendum" di fronte alla divinità, alla trascendenza e viene tradotto con un sacro rispetto.
Questo fenomeno è stato così importante che la più antica rappresentazione della divinità
è stata espressa sotto forma della madre terra. Si parla della "madre terra",
della dea madre degli dei che racchiude nelle sue viscere il mistero della vegetazione,
della coltivazione dei campi. dell'uomo e di tutte le cose che nascono dalla terra ed alla terra faranno ritorno.
Alcuni pensatori moderni. come Fuerbach (è l'uomo ad avere creato Dio a sua immagine e somiglianza e non il contrario, contraddicendo la Bibbia) o Nietzche (Dio è un capofamiglia portato ad essere divinizzato in seguito ad un lungo processo dove un clan ha mostrato una superiorità sugli altri clan e si attribuisce questa superiorità alla forza del capoclan) hanno riportato in luce un pensiero antico, l'evemerismo (da Evemero, autore del IV sec. a. C. la cui opera fu tradotta, nel II sec. a. C. in latino dal poeta Ennio). Secondo questa teoria alcuni personaggi famosi venivano in un certo modo mitizzati ed infine divinizzati. L'uomo avrebbe bisogno di un appoggio morale, di un sostegno su cui piangere, di una sorta di "coperta di Linus" da utilizzare nei momenti di difficoltà.
Ogni sistema filosofico, ogni pensiero dell'uomo, ogni attività umana ha lo scopo di fare sorpassare all'uomo l'ansia della morte, della paura. Il problema del male colpisce ogni uomo di ogni tempo, di ogni religione: ogni uomo in alcune circostanze della propria vita si è chiesto il perchè del male, il perchè della morte, della guerra, ecc. Già un filosofo romano, Epicuro, prevedeva la possibilità della non esistenza degli dei a causa della presenza del male. Egli affermava che, a causa della presenza del male, Dio o può liberarci dal male e non lo fa per cui sarebbe o cattivo, in quanto potendo non ha la volontà di liberarcene, oppure vorrebbe e non può per cui non sarebbe Dio.
Altri vedono la presenza del male data non dalla assenza di Dio ma della presenza di un'altra realtà, quella del male, ontologicamente e cronologicamente uguale, per cui si parla di un dualismo teologico.
Una dottrina rappresentante questo dualismo è lo zoroastrismo (da Zoroastro, traduzione greca di Zarathustra). Egli sarebbe vissuto verso il 1000 a.C, al tempo degli imperatori Ciro, Cambise e Dario. Il libro sacro dello zoroastrismo è l'Avesta, una collezione di libri che risalgono a tempi diversi. Si possono dividere in tre gruppi: - l'Avesta antico o Ghata, risalente al tempo stesso di Zarathustra; - l'Avesta recente dove viene mitizzata la figura stessa di Zarathustra insieme ad Arthur Mazda; - l'Avesta tradotto e commentato nella lingua pahalavica: questa traduzione è anche detta Zend. Secondo questa dottrina di fronte ad Arthur Mazda, principio del bene, vi era Ahriman, principio del male. Questi due principi avevano un proprio corteo, di spiriti buoni e cattivi, in un parallelismo antitetico. Alla fine dei tempi questo dualismo scompare in quanto a regnare sarà solo Arthur Mazda e gli uomini saranno premiati o puniti in base alle loro azioni. L'anima rimarrà immortale sino alla fine dei tempi e la risurrezione dei corpi, sino al giudizio finale.
Altra dottrina rappresentante questa concezione dualistica, scomparsa a livello storico ma non a livello di pensiero, nel senso che molte persone vi aderiscono in maniera inconsapevole è la dottrina manichea, fondata da Mani, nobile babilonese: ebbe varie visioni in cui si incontrava con degli angeli i quali gli ordinarono di propagandare la nuova dottrina. A 60 anni fu imprigionato in seguito ad una accusa mossa da dei sacerdoti. Morì in carcere ed i suoi seguaci dettero alla prigionia il nome di "passione" e ne narrarono una successiva ascensione in quanto volevano assimilare la morte di Mani a quella di Cristo. Egli affermava che la sua religione era la religione definitiva ed universale in quanto mentre le altre religioni avevano una destinazione limitata (buddhismo in India, ebraismo in Palestina, cristianesimo in Occidente), si considerava l'ultimo di una serie di figure spirituali (Noè, Abramo, Mosè, Cristo, Buddha, Zaratustra, ecc).