FIGURA DI GOTAMA SIDDHARTA
Buddha
si distacca dal tipo di insegnamento che era in voga ai suoi tempi, nelle scuole
che affermavano la possibilità di comprendere il significato ed il valore della
vita tramite prat
iche ascetiche quali strapparsi i capelli uno alla volta o
stare diritti su una gamba sola
Dopo il
cristianesimo, il Buddhismo è la religione che riveste oggi la maggior
importanza, sia per il numero degli adepti, sia per l’estensione ge
ografica,
sia per l’esistenza più che millenaria. Gotama Siddharta,il Buddha per
antonomasia, nasce intorno al 560 a.C., in una regione sita nell'attuale Nepal.. Muore nel 480 a.C.
Egli raccontò la propria vita al discepolo Ananda.
Per innumerevoli vite egli era stato un bodhisattva, un uomo sulla via del risveglio ed aveva lavorato per ottenere l'illuminazione sacrificandosi per gli altri.
Un antico Buddha, Dipanka, verso cui Gotama aveva dimostrato venerazione, gli profetizzò che sarebbe divenuto un Buddha.
La leggenda che ruota intorno alla sua vita, narra che egli era figlio ed erede di un re di antichissima stirpe.
A metà del primo millennio a. C. il bodhisattva rinacque per l'ultima volta nel
Jambudvipa, continente meridionale del continente asiatico, nella terra degli
Shakya, situata sulle pendici dell'Himalaya e corrispondente all'odierno Nepal
meridionale. Gotama, in base alla legge induista, sarebbe dovuto divenire un
principe guerriero, ma il padre, temendo l'avverarsi della profezia di Dipanka,
volle distogliere il figlio da eventuali preoccupazioni riguardo il futuro
dell'uomo per cui decise di fare sposare Gotama in giovane età e farlo vivere
in mezzo alla ricchezza ed alla bellezza.Ma Gotama lo stesso venne a contatto
con la miseria e si incontrò
con degli schiavi e saputo che questi erano di proprietà del padre, li liberò
seduta stante.
Decise subito di andare alla ricerca della verità e lasciata la moglie ed il figlio si allontana dalla corte, all’età di 22 anni. Egli uscito dalla città arriva presso un fiume, dove si taglia i capelli (il taglio ha il significato di morte al mondo), dona il cavallo al servo e si appresta a divenire un asceta dal capo rasato, dalla tunica colo zafferano, portata ancora oggi dai suoi seguaci.
E’ di questo periodo la raffigurazione che si ha il buddha scheletrico, seduto nella posizione "fiore di loto".
Attraversato il Gange arrivò al regno di Maghada dove sperava di incontrare un
maestro. Non trovatolo, riattraversò il Gange e si spostò al nord, diretto
all'eremo del saggio Arada, nella città d
i Vaishali. Quì chiese di entrare a
far parte del clan di Arada, il quale accettò di prenderlo come allievo. Ben
presto Gotama imparò tutto quello che vi era da imparare ed Arada gli insegnò
precetti superiori e Buddha, ugualmente, raggiunse i Quattro Livelli Superiori
di meditazione. Arada gli propose di divenire capo della comunità insieme ad
Aradastesso, ma Gotama sentiva che non era giunto alla suprema
illuminazione e che doveva ancora percorrere molta strada per cui lasciò il
clan Arada e si mise alla ricerca di un altro grande maestro, Rudraka
Ramaputra, che aveva perfezionato un livello in più rispetto alla dottrina di
Arada.
Certamente la leggenda parla di una lotta esterna a Buddha stesso, ma probabilmente la lotta fu a livello interiore, contro le lusinghe della vita che aveva condotto prima di dedicarsi alla meditazione. Da questo momento fu chiamato Buddha.
Egli vide che
l'origine della vecchiaia, della malattia e della morte era la
nascita. Una
volt
a avvenuta la prima, il resto seguiva inesorabilmente. Vide che la causa
della nascita risiedeva in processi avviati in tempi addirittura anteriori; che
la causa di ciò stava nella brama, e che a monte della brama vi era il
desiderio; vide che a generare il desiderio erano sentimenti di felicità, di
sofferenza o indifferenza; e che la fonte di questi era il contatto sensoriale;
che all'origine del contatto sensoriale vi erano gli oggetti dei sensi; che
premessa per i sensi era l'esistenza di mente e corpo, e che a monte della
condizione di mente e corpo vi era la coscienza. Vide che mente-corpo e
coscienza si condizionano a vicenda nella creazione di un rudimentale senso di sè.
Vide che l'origine della coscienza stava negli impulsi volitivi, ed infine che gli impulsi volitivi affondavano le radici nell'ignoranza.
Inizialmente, il Buddha non era convinto di insegnare la dottrina in quanto questa era difficile
da apprendere e le persone che sono ripiene di odio o di passione non
riuscirebbero a penetrarla. Una ispirazione divina indusse il Buddha a
modificare il suo pensiero e a cercare dei discepoli cui insegnare la propria
dottrina. Pensando chi po
tesse essere
il primo discepolo cercò i primi asceti
che lo avevano accompagnato nella Illuminazione, ma questi, oramai, erano morti:
allora, pensò ai cinque asceti che lo avevano accudito e poi abbandonato.
Si recò, quindi, a Benares: sulla via incontrò Upaka, un asceta ella setta degli Ajivika, il quale prese a discorrere con Buddha. Quando ebbe ascoltato la dottrina non rimase meravigliato, ma incredulo. Così, da subito, si manifestò il cammino di diffusione della dottrina: essa incontrerà più facile udienza presso la gente comune che presso i seguaci di sistemi filosofico-religiosi già costituiti.
In Benares incontra
i vecchi compagni che riconoscono in lui la persona che
ha raggiunto l’Illuminazione, dopo averne ascoltato il primo discorso, chiamato
la"messa in moto della Ruota della legge buddhista", o più semplicemente
"il discorso di Benares".

In poco tempo anche in loro scaturì la pura visione del Dharma.
Ascoltandolo questi primi discepoli raggiunsero i quattro livelli di comprensione e realizzazione, diventando arhat o "distruttori di nemici", cioè coloro che dentro di sè avevano abbattuto ogni ostacolo all'Illuminazione.
Insieme con essi forma la prima sangha o congregazione di monaci o bonzi mendicanti; in un secondo momento vi entrarono a fare parte anche i laici, e, dopo espresso desiderio della suocera, ammise anche le donne.
In tal modo, il Buddhismo da monachesimo diviene religione aperta a tutti.
Ad un certo punto Buddha radunò gli arhat e li mandò a vagare per il mondo, per il bene e la
felicità di molti. Si formarono Sangha sempre più grandi e Buddha autorizzò i
primi discepoli a concedere l'entrata nelle comunità.
Il Buddha trascorse la prima stagione delle piogge dopo l'Illuminazione nel Parco dei Cervi vicino a Varanasi.
Quando il
Tathagata (termine sanscrito che ha il significato di "così è
andato"; è un termine che indica uno stato di suprema illuminazione. E'
uno dei dieci appellativi di Buddha e lui stesso usava questo termine per
indicare se steso o altri Buddha) ebbe pronunciato il sermone i mille nuovi
adepti si sentirono liberati da tutti gli impedimenti grazie
alla liberazione
dall'affrancamento e divennero così arhat.
Dopo di ciò Buddha andò nella città di Rajagriha, dove andarono al palazzo imperiale su invito del re Bimbisara, suo protettore; questi gli donò un bosco fuori la città, il Bosco di Bambù, perchè Buddha potesse usarlo per ospitare l'ordine monastico.
Era giunto il momento che Buddha iniziasse a stendere un codice di comportamento per il Sangha, perchè le menti soggette a depravazione sarebbero state contenute, le menti virtuose incoraggiate, la corruzione della vita fermata, quella possibile futura prevenuta, il Dharma affermato nel mondo. Egli diede forma alla vita del Sangha facendo recitare periodicamente l'intero codice, regola per regola, in occasione di un'assemblea plenaria dei bhikshu e delle bhikshuni. Nel corso i una pausa della recitazione delle litanie, i monaci e le monache potevano confessare pubblicamente i loro peccati (Buddha pensava che "la pioggia fa marcire ciò che resta al chiuso, ma non ciò che viene allo scoperto").
MORTE DI BUDDHA
Trascorse la sua vita predicando, e morì all’età di ottant’anni e, dopo la sua
morte, le sue spoglie furono cremate e sulle ceneri disperse in varie località
furono costruite le stupa
o monumenti reliquiari. A causa della mancanza di una
autorità centrale gerarchica e della elasticità teorica e pratica della
mentalità indiana, in grado di fondere punti di vista diversi e persino
contraddittori, vi furono delle scissioni che portarono alla formazione di vari
rami del Buddhismo. Due sono le correnti maggiori in cui è diviso il
Buddhismo.
Subito dopo la morte di Buddha prevalsero il rigore e le speculazioni astratte
dei bonzi che diedero origine allo Hinayana o "piccolo veicolo".
Attribuisce maggiore importanza all’ascesi, alla liberazione dei vincoli che
ci tengono legati al mondo, all’autodominio; la massima aspirazione della vita
presente è l’impassibilità allo scopo di giungere alla soppressione dell’"io".
Da qui muove l’impersonalismo dell’Hinayama, nonché la sua concezione
panteistica dell’Assoluto e del nirvana.
Ben presto, però, tra i laici si
vennero imponendo varie tendenze di impronta più popolare, che danno luogo al
Mahayana o "grande veicolo". Interpretazione più ampia della via di mezzo
o buddhista. Predica la liberazione per mezzo della fede, della compassione,
delle opere buone; la sua concezione è piuttosto teista: Buddha è
venerato come l’eterno che protegge anche i suoi devoti . Verso il VII secolo
d.C. si affermò il "veicolo di diamante", di ispirazione magica, detto anche
"veicolo tantrico, dato il decisivo influsso che vi esercitavano il tantrismo ed
il saktismo indù: vi si esaltano le virtù pratiche, il dominio sulle passioni,
la tenerezza verso tutti gli esseri viventi.
La parola Buddha ha il significato di "persona che ha aperto chiaramente gli occhi al modo di essere del tutto"; infatti, Buddha non è solamente la persona che è riuscita a raggiungere l'Illuminazione, ma è soprattutto la persona che vive in maniera fedele e conseguente a quella stessa vera realtà cui ha aperto gli occhi.
Fondam
ento
dell'insegnamento di Buddha è il pensare la propria vita partendo dal fatto che
la vita muore. E' importante vivere iniziando dall'accettazione della
morte, il
che non significa pensare al mondo dopo la morte, ma pensare alla vita dopo
avere chiarito la morte. Questo è l'atteggiamento vitale fondamentale dell'uomo
che deve armonizzarsi al ritmo della vita che è nascere, vivere, morire.
Buddha prima di morire si rivolse ai suoi discepoli raccomandando loro di usare, dopo la sua morte, come lume votivo la realtà, raccomandando di fare del sè il proprio lume votivo. Usare la realtà così come è vuol dire non fare di alcun ente oggetto della propria fede: così facendo Buddha ha impedito che si facesse di lui un oggetto di fede ed ha, così, chiesto ai suoi discepoli di percorrere l'identica strada nella stessa direzione per cercare di conoscere se stessi fino in fondo, in modo da dischiudere dentro di sè il modo di essere vero.