BUDDHISMO

 

                                                                                                                                          Buddha

    Sviluppo Buddhismo

 

    Il buddhismo è sorto in un momento in cui la società indiana, sempre profondamente religiosa, era pervasa da molteplici movimenti di rinnovamento. Accanto ad un ritualismo complicato ed invadente del Brahamanesimo esisteva una ricerca spirituale varia come traspare dalle Upanishad e da movimenti monastici, tra i quali il Jainismo ed il Buddhismo continuano ancora oggi.

    La diffusione del Buddhismo nell'area cinese passò attraverso paesi dell'Asia centrale e vi si adattò; da quì passò ai Paesi vicini insieme con la cultura cinese. Il Buddhismo entrò in Cina nella II metà del I secolo; però sino al 220 l'influenza fu minima. La divisione dell'impero (220-580) ebbe conseguenze culturali enormi: le religioni tradizionali perdettero prestigio ci si aprì ad altre culture, riconoscendo che il resto del mondo non era completamento barbaro. Nell'impero settentrionale i sovrani di origine non cinese trovarono nel buddhismo un nuovo appoggio ed un modo di integrazione sociale, perchè il buddhismo non faceva distinzione di razza.

    Nell'Impero Toha del Nord (385-550)la letteratura e la filosofia sono buddhiste; l'imperatore è protettore del buddhismo ed è considerato reincarnazione di Buddha.

    Il Buddhismo diviene religione di stato. Il Buddhismo di tradizione Mahayana integra lo sciamanesimo ed appare una forma di taoismo. Negli imperi del sud la diffusione fu più lenta: prevalse la forma Theravada e si sviluppò la meditazione Ch'an.

    Con la riunificazione della Cina (580-940) alcuni sovrani,  gelosi del successo del Buddhismo, nonchè della ricchezza dei monoteisti, soppresse le religioni straniere e confiscò i beni dei monasteri buddhisti. Finiva così l'epoca di espansione e splendore del Buddhismo cinese che non seppe più rimettersi completamente e si integrò alle altre religioni cinesi.

 

    Insegnamento di Buddha

 

   Buddha si distacca dal tipo di insegnamento che era in voga ai suoi tempi,nelle scuole che affermavano la possibilità di comprendere il significato ed il valore della vita tramite pratiche ascetiche quali strapparsi i capelli uno alla volta o stare diritti su una gamba sola

    Buddha trasmise al Patriraca Mahakasyapa l'essenzialità del proprio insegnamento; a partire da questi l'insegnamento fu correttamente trasmesso da Patriarca a Patriarca sino a Boddhidarma.Da Boddhidarma l'insegnamento fu trasmesso in Cina. Da un PAtriarca Eno si ebbero due discepoli, Nangaku Egio e Seighen Gyoshi, da cui si svilupparono le cinque Scuole famose: Hoghen, Igyo, Soto, Unmon, Rinzai. 

    Il termine "buddhismo" è un termine occidentale relativamente moderno; nei paesi di diffusione originaria il corpo della pratica e della dottrina spirituale cui si riferisce è noto come "Dharma del Buddha", cioè "Via del Buddha".

    Secondo tale dharma chiunque può svegliarsi dal sonno che ottenebra la nostra vita e chiunque è in grado di diventare Buddha

    Il buddhismo nacque in India come alternativa al Brahmanesimo ed è divenuta, in seguito, la quarta comunità religiosa al mondo (dopo il cristianesmo, l'islamismo, l'induismo).

    La dottrina buddhista ci è pervenuta attraverso una immensa produzione letteraria redatta in molte lingue diverse, sia indiane (sanscrito, pali) sia extraindiane (tibetano, cinese). La fonte principale è rappresentata da un corpus canonico scritto in pali, intitolato Tre canestri (Tipitaka), in quanto i libri di ogni raccolta, scritti su foglie di palma, potevano essere contenuti in una cesta. Le tre sezioni del Tipitaka sono: Suttapitaka, cioè i discorsi dottrinari del Buddha; Vinaypitaka, che verte sulle regole dell'ordine monastico; Abhidhammapitaka, che ritorna sulle questioni dottrinali, filosofiche e  teologiche.

    Questo canone non è il frutto di una elaborazione personale di Buddha, ma rappresenta un insieme di teorie, rielaborazioni, che risalgono con ogni probabilità all'epoca del primo concilio, tenutosi nel 477 a. C.

    Il buddhismo è sorto in un momento in cui la società indiana, sempre profondamente religiosa, aveva avvertito l’esigenza di un rinnovamento; accanto al ritualismo complicato e per certi aspetti invadenti del Brahamanesimo esisteva una ricerca spirituale come traspare dalle Upanishad e da movimenti monastici, tra i quali presero piede il Jainismo (dottrina etica affine al buddhismo che propugna come credo principale la non-violenza, come conseguenza di un amore universale. E’ poco conosciuta ed è spesso identificata con il buddhismo, cui in effetti somiglia molto. Era la dottrina praticata da Gandhi) ed il buddhismo che ancora oggi continuano a portare vanti.

    Nei confronti dell’induismo, il buddhismo si presenta con diverse novità.

Il messaggio buddhista propone una possibile via di salvezza definitiva per tutti, anche se a lunga scadenza dovuta al ciclo delle rinascite, al samsara. L’entrata nella corrente salvifica è accessibile a tutti e dipende dalla scelta e dall’agire di ciascuno, indipendentemente dalla casta di origine. La dottrina è proposta in modo semplice, anche se esistono presentazioni complicate: l’insegnamento di Buddha e gli adattamenti fatti dai missionari nelle diverse culture ed epoche sono rivelatori di queste capacità di semplificazione che tiene conto dell’essenza del contenuto.

    L’aggregazione al Buddismo è facile e flessibile ma il gruppo monastico costituisce il nucleo centrale che dà permanenza e solidità. Il carattere democratico dei rapporti e delle decisioni all’interno della comunità monastica ha facilitato il formarsi di società organizzate e flessibili.

    Il sangha (comunità), poi, proprio per il continuo contatto con le genti e per il facile passaggio alla vita laicale è stato fattore di una cultura vicino al popolo. La centralità riconosciuta dell’agire personale ha diminuito il ruolo dispotico del ritualismo e del politeismo. Tutto questo ha facilitato la diffusione e, quindi, il carattere universale del buddhismo.

    ll buddhismo non può essere definito una religione in quanto centro ed artefice della via di salvezza non è la divinità, ma l’uomo: il messaggio è centrato sull’uomo e la salvezza stessa è definita in rapporto a lui. Il buddhismo può essere meglio descritto con le categorie tradizionali dei buddhisti stessi: è darsana, visione della realtà che introduce ad un determinato modo di vita e non è una semplice filosofia astratta; è sasana, insegnamento che indica la verità esistenziale e la strada retta da seguire, valida per tutti gli uomini; è yana, mezzo e strumento che permette all’uomo di salvarsi; è magga, via, cammino verso la liberazione completa percorsa da tutti coloro che hanno raggiunto la salvezza; è un cammino spirituale di crescita interiore, una terapia etica con metodi propri e comprovati; è vada, scuola di dottrina e di metodi che si tramandano attraverso l’insegnamento; è vidaja, scienza spirituale, metodo sperimentale e verificabile come ogni altra scienza il cui oggetto di sperimentazione sono le realtà interiori dell’uomo; è dharma, la legge che Buddha ha scoperto ed insegnato.

 

    Veicoli di Salvezza

 

    Il buddhismo attuale è caratterizzato dall’inculturazione (scambio di idee e conceti con la civiltà verso la quale si ha il fenomeno) avvenuta a contatto con le religioni previe e con le culture ambientali. Si hanno, così, tre sette o, con un termine prettamente buddhista, veicoli di salvezza:

    1) Hinayana o "piccolo veicolo":subito dopo la morte di Buddha prevalsero il rigore e le speculazioni astratte dei bonzi che diedero origine allo Hinayana. Attribuisce maggiore importanza all’ascesi, alla liberazione dei vincoli che ci tengono legati al mondo, all’autodominio; la massima aspirazione della vita presente è l’impassibilità allo scopo di giungere alla soppressione dell’"io". Da qui muove l’impersonalismo dell’Hinayama, nonché la sua concezione panteistica dell’Assoluto e del nirvana.   Tutto ciò può avvenire attraverso una lunga pratica meditativa ed ascetica: la via che conduce a ciò è l'ottuplice sentiero.      

    All'interno della scuola dell'Hinayana si è formato l'indirizzo della scuola Theravada, diffuso nel sud est asiatico, reclama di attenersi alla dottrina antica. Vede nel Buddha una persona storica che ha raggiunto il Nirvana con le proprie forze, condizione dell’arahat. La vita monastica ha un posto centrale: costituisce la vera sequela di Buddha ed è la via adatta per la salvezza definitiva. I laici sono subordinati ai monaci, assicurano loro il necessario per vivere e ricevono dai monaci insegnamenti e meriti. Rimangono come vie privilegiate per il raggiungimento della salvezza la meditazione o il progresso interiore. La divinità è considerata soggetta a reincarnazione e non avendo raggiunto la salvezza finale non può aiutare l’uomo in ordine alla salvezza. Il Theravada conserva una forma unitaria, assicurata dalla comunità monastica (sangha) che è la stessa ovunque. Tuttavia, il Theravada presenta, in ogni gruppo etnico delle caratteristiche proprie derivanti da un adattamento o da una simbiosi religiosa culturale; lascia ampio spazio alla religiosità popolare

    2) Mahayana o grande veicolo sviluppato in India, si è sviluppato in Cina ed ha caratterizzato tutte le forme del Buddhismo nei paesi dell’area cinese; ha influito sul Giappone, sulla Corea e sul Vietnam.  E' anche detto il "buddhismo del nord" in quanto si è sviluppato nelle regioni settentrionali dell'Asia. E' la forma di buddhismo più seguita attualmente. Si esprima con il sanscrito e non si riferisce a nessun canone, reinterpretando il contenuto dei Tre Canestri ed assumendo una posizione più eterodossa rispetto all'immobilismo dell'altra corrente.

 Propone una interpretazione più ampia della via di mezzo o buddhista. Predica la liberazione per mezzo della fede, della compassione, delle opere buone; la sua concezione è piuttosto teista: Buddha è venerato come l’eterno che protegge anche i suoi devoti.

    Buddha non è solo il maestro, è divinizzato e mitizzato anche teoricamente. Si parla del Triplice corpo di Buddha (Tikaya): il corpo del Dharma è il Buddha in quanto assoluto,da cui tutto deriva e a cui tutto ritorna; il corpo di beatitudine è il Buddha divino che si manifesta solo ai santi, costituendo la loro beatitudine; il corpo di trasformazione è il Buddha della storia che si moltiplica secondo le epoche. L'esistenza stroica di Buddha viene considerata come una delle varie manifestazioni del vero Buddha che in sostanza coincide con l'Assoluto ultraterreno, dotato di una triplice essenza o tre corpi: la prima, o corpo della creazione è legata al tempo ed allo spazio e corrisponde al Buddha storico; la seconda o "corpo del godimento" è la manifestazione del Buddha ai soli bodhisattva e rappresenta lo stato di beatitudine di cui il Buddha gode nel suo paradiso celeste; nella terza o "corpo della legge", il Buddha coincide con l'Assoluto, pura essenza, illuminazione suprema, presente nella struttura più profonda di tutto gli esseri, quasi una sorta di anima nel mondo. 

    Il santo è, quindi, l’ideale della santità, è il rappresentato dal Boddhisattva, essere che ha raggiunto la perfezione, ma che pospose l’entrata nel Nirvana per aiutare i sofferenti: ha caratteri del mediatore ed è mosso dalla compassione (karuma) per gli esseri e dal dono di sé per il loro bene. Il buddhista instaura un rapporto religioso, spesso devozionale, nei confronti della manifestazione del Buddha e dei bodhisattva: li invoca, ricorre a loro nelle difficoltà, attende la loro salvezza, convinto dalla loro misericordia e dalla propria incapacità. Si allarga la prospettiva salvifica. Tutti, anche i laici, possono entrare nella via della salvezza. Per questo si definiscono il Grande Veicolo in quanto è grazie ad esso che possono attraversare la corrente. Perde di importanza il monacato; si accentuano le virtù altruiste impersonate dal Bodhisattva: l’indifferenza dello stato brahamanico lascia il posto alla misericordia, alla benevolenza (mettà) ed alla gioia altruista (mudità). Alla teoria della impersonalità (anattà) si contrappone quella del vuoto di tutti gli elementi (dhammasunnatà). Ha maggiore tolleranza per le diverse forme religiose, sette o scuole che si sono sviluppate e differenziate lungo tutta la sua storia. In Giappone si sviluppa nello Zen.

    3) Vajrayana, o Veicolo del Diamante:  E' seguita principalmente nelle regioni himalayane, in particolare nel Tibet, ma anche in Nepal, Cina e Giappone. Questa via buddhista è caratterizzata dall’offerta di tecniche brevi e rapide di salvezza, che possono consistere in formule (mantra), gesti, pensieri, invocazioni. E’,quindi, un complesso di tecniche e di dottrine di salvezza. Vi domina il mantra ed un carattere esoterico (per questo motivo è anche chiamata Mantrayama); le altre forme religiose, incluse le altre scuole buddhiste, sono considerate inferiori e per questo sono svelate a tutti. Il senso vero e liberatorio delle dottrine e delle pratiche è segreto e può essere trasmesso dal guru (maestro), attraverso l’iniziazione (abhiseka) che svela i mantra ed i poteri magici sacri (sidhi). La realtà di tutto è unica: può essere definita vuoto (sunna) o quiddità (tathata) o diamante (vajna). Il dharma, costituente il mondo visibile, è riflesso dell’assoluto. Per raggiungere la salvezza, quindi, basta prendere coscienza dell’identità fondamentale. Appoggiandosi in una fantasmagoria varietà di Buddha e di bodhisattva, arricchiti da emanazioni femminili (sakti) espressioni dell’unica realtà, il praticante si immedesima successivamente in essi e, superandoli, si identifica progressivamente con la realtà stessa.. Il pantheon si è arricchito a dismisura anche con forze malefiche; nei confronti della divinità si cerca non la devozione, ma la immedesimazione. Il praticante agisce ritualmente in modo da appropriarsi della loro forza e liberarsi dalla loro condizione provvisoria e profana. I riti ed i metodi di concentrazione hanno come funzione fondamentale la progressiva identificazione del praticante con la condizione divina rappresentata dall’immagine. Anche l’amore sessuale acquista un valore diverso in quanto visto come una forma dell’amore universale per gli esseri viventi.La scuola si diffuse in Giappone dove prese il nome di Shinonshu, il cui fondatore giaponese, il monaco Kukai, fece erigere il tempio Kongobunji, centro della scuola Shinonshu; in Cina è chiamato Mizong, o scuola dei misteri.         

    Ma è soprattutto nel Tibet che ha assunto particolari caratteristiche assumendo il nome di lamaismo, da lama (maestro), di cui capo spirituale e politico è il Dalai Lama.

 

    Dottrina Buddhista.  

 

    Dopo il Discorso di Benares, Buddha iniziò il suo insegnamento; egli parlò del "non-io" o "non-ego". L'idea di un'anima o di un ego eterno, legato ad un principio divino eterno dell'universo e trasmigrante di rinascita in rinascita, era un dogma centrale dell'induismo. Il Buddha insegnò che un "io"di quel tipo non esisteva e che al suo posto vi era solamente una illusione. Se fosse esistito un io reale, spiegava, sarebbe stato unicamente causa di sofferenza, e se fosse stato eterno sarebbe stato causa di una sofferenza ineliminabile. Quell' "io" eterno sarebbe rientrato ogni volta e sempre nel ciclo delle rinascite. Dunque non sarebbe esistita la Terza Nobile Verità riguardante l'estinzione della sofferenza, e per conseguenza non vi sarebbe stta alcuna Illuminazione. Invece, egli insegnava, vi è solo l'illusione di un "io", ma tanto basta a creare il principale ostacolo alla liberazione ed alla cessazione della sofferenza. Tuttavia, l'ostacolo di un "io" illusorio cade non appena lo si vede per ciò che è. 

    Nel discorso di Benares mostra i due estremi cui era giunto nella sua vita, prima della Illuminazione, ed indica nella "Via Media" la sola strada retta per giungere alla Illuminazione.         

    Prosegue illustrando le "Quattro Nobili Verità": - scoperta ed affermazione dell’esistenza del male (malattia) e della sua natura; - causa del male; - eliminazione della causa del male; - mezzi per ottenere la conservazione del bene.

    Si proclama l’esistenza del "Dukkha", il male generale, l’angoscia esistenziale: tutto ciò che esiste per il fatto di essere soggetto al divenire ed al continuo mutamento, è dukkha, cioè limitazione, contingenza, inganno.

      La causa della sofferenza è data dal desiderio, sia quello della vita, sia quello della morte, sia dai desideri che rientrano tra questi due estremi. Ora Buddha passa subito ad illustrare il rimedio della sofferenza, camminando sempre in una prospettiva umana, senza mani aprirsi all’azione di un dio: si giunge all’annullamento della sofferenza tramite l’estinzione del desiderio, o meglio, ancora, impedire il sorgere di questi desideri, in quanto si correrebbe un rischio quasi certo di vedere irrealizzabili tali desideri, con enorme frustrazione da parte nostra.

      Ciò si ottiene mediante la Via del Nobile Ottuplo Sentiero . Una serie di fattori agevola il cammino che conduce al nirvana, cioè alla condizione in cui ci si è allontanato dal desiderio, ovvero il non desiderare il nulla: 1) la fuga o separazione dal mondo: è sintomatico che il rito con cui inizia la vita di bonzo viene detto prabajjia, cioè "uscita" dal mondo.

 Il nucleo centrale del bddhismo è un sangha o comunità monastica; al principio tutti i buddhisti erano monaci e si riunivano una volta ogni cinque anni, ed erano pellegrini, eremiti.

        Ben presto sorsero varie forma di monachesimo: vi era forma radicale di monachesimo, dove i monaci erano in monasteri che si trovavano sulle montagne o nelle foreste, in completa solitudine; monaci che vivevano in conventi eretti nelle città o nei paesi o nelle loro vicinanze; una forma di monachesimo intermedia tra le due precedenti, dove i monaci alternavano momenti di solitudine eremitica ad altri dove soggiornavano nei monasteri vicino alle città.

        La forma di monachesimo era necessaria in quanto ben difficilmente si può raggiungere il samsara vivendo in mezzo al mondo, tra le preoccupazioni famigliari, sociali, professionali . Ciò spiega perché in origine il Buddhismo fosse un monacato più che una religione. Ma questo ancora non basta: si deve ancora uscire da se stessi. E ciò si ottiene con una pratica quotidiana di esercizi ripresi dallo Yoga.

        Secondo la dottrina buddhista per venire fuori dal samsara è sufficiente vedere la realtà così come è, nella sua natura alla luce della verità degli insegnamenti di Buddha. Più difficile è annullare le passioni attive, specialmente quelle più nascoste. La via più sicura è data dagli esercizi periodici e continuati di concentrazione sulle qualità e virtù opposte. Così per liberarsi dall’egoismo, il bonzo deve sforzarsi di avere sempre pensieri positivi per l’uomo; per liberarsi dalla lussuria, deve immaginare i corpi come cadaveri in disfacimento. Così facendo in tutto il suo essere nascerà la nausea per il possibile oggetto del desiderio.

        La pratica ripetuta e continua degli esercizi di concentrazione dà serenità interiore, pazienza di fronte alle avversità, anche impreviste, e l’imperturbabilità. Il bonzo, tuttavia, deve ancora proseguire sulla via dell’annullamento interiore.

        Gli stadi di questa via sono: a) la rinuncia al ragionamento; b) la gioia interiore; c) la permanenza in uno stato abituale di serenità interiore. Così facendo si crea il vuoto interiore ed alla cessazione di ogni desiderio, nonché delle idee e delle sensazioni.

I bonzi conducono una vita povera, semplice, tutta dedita alla meditazione; vive di elemosina, e chi dà l’elemosina acquista con questa "merito" per cui a dire grazie non è il bonzo, ma chi la dà.. Tutta la proprietà di un bonzo consiste in una tunica colo zafferano, un vaso dove riporre il cibo, un cordone nel quale sono infilati centootto grani che egli fa scorrere mentre medita sulle qualità di Buddha, un ago, un rasoio, un filtro dove fare passare l’acqua da bere. In genere, ad eccezioni di alcune sette, sono celibi, a tal punto che non possono guardare in viso una donna, né parlarle, anche se da questa può ricevere l’elemosina.

 

    Obblighi morali.  

 

    Il buddhismo più autentico, come del resto lo stesso Buddha non ammette, o se la ammette non se ne cura, non pensa all’esistenza degli dei. Per questo motivo alcuni definiscono il buddhismo un’etica, anche se questa definizione non è del tutto esatta in quanto manca sia il soggetto della moralità, sia il legislatore capace di imporre una serie di obblighi morali.

    Il buddhismo primitivo circondò Buddha di una certa aureola divina, dovuta, forse, all’uso di tributare alcuni onori ai saggi che hanno saputo penetrare ed indicare la via che conduce alla salvezza.     

    Di lui si coservavano con particolare cura ed in qualche modo si veneravano le reliquie ed i simboli. Tuttavia, i bonzi non partecipavano a tale tributo ricordando le parole di Buddha che si preoccupava affinchè i discepoli non perdessero tempo a venerare le sue spoglie, ma a ricercare la liberazione dall’illusione, dal mondo del maya. La scuola Hinayana riteneva che tale culto non aveva senso, in quanto una volta che un saggio ha raggiunto l’illuminazione non esige culto; inoltre, una volta che si è giunti nel Nirvana si divene insensibili alle suppliche. L’unico modo in cui Buddha può influenzare i discepoli è con l’insegnamento; solo con i propri sforzi i buddhisti potranno liberarsi dal samsara.

       All’inizio nel buddhismo si praticavano i "ritiri" che non hanno nulla a che vedere con incontri con le divinità, ma alla purificazione, al distacco da sé, alla liberazione. Si ricerca l’anattma ( assenza di spirito, da a privativo ed atman spirito):in questo punto il Buddhismo si distacca dall’induismo.

    Pure se il buddhismo non può essere ridotto ad un’etica si avvale di una certa ricchezza di prescrizioni morali. In primo luogo troviamo quella comune ai bonzi ed ai laici che costituiscono cinque comandamenti che sono un’esigenza della legge naturale, comune ed obbligatoria a tutti gli uomini: Non danneggiare la vita; non rubare; astenersi dall’impurità, dall’incontinenza, dall’adulterio; non mentire; astenersi dall’uso di bevande inebrianti.

    Questi precetti possono essere visti anche in maniera positiva: così non danneggiare diviene rispetta ogni forma di vita; non rubare diviene essere generosi; non mentire diviene parla bene delle persone e vedi n ognuna di esse ciò che vi è di buono in loro; astenersi dal bere diviene ricerca l’illuminazione non con bevande che danno sono illusione e niente altro.

    I bonzi sono tenuti all’osservanza di altri cinque precetti: astenersi dal cibo nei tempi proibiti; non distrarsi con canti, musica, spettacoli profani; non adornarsi di ornamenti di festa, né ungersi di unguenti; non dormire in letti ampi, né ricercare i primi posti; non accettare né oro né argento: tutti questi precetti possono essere riuniti nel principio: atmahita para-hita (utile a sé, utile agli altri).

    Tutto si muove su un piano orizzontale senza che alcuna divinità imponga o regoli la relazione dell’uomo con essa.

    Tutti questi precetti servono solamente per arrivare al nirvana: come disse Buddha, chi usa una canoa per arrivare all’altra sponda non deve caricarsi sulle spalle perché oramai non gli serve più.

 

    LA METEMPSICOSI.

 

    Il Buddhsimo è un movimento eterodosso del brahamanesimo induismo e, quindi, conserva molti elementi dell’induismo, anche se finisce con l’adattarli al proprio modo di pensare. Al pari dell’indusimo il buddhismo definisce la vita dell’uomo sulla terra come una migrazione da una esistenza all’altra, come una interminabile peregrinazione lungo le età di ogni ciclo cosmico. Le cose e gli esseri non possiedono nulla che sia permanente. Non vi è nulla di simile all’anima degli occidentali, all’atman degli indù o al "principio vitale" (jiva) degli Jinisti.

    Ogni essere vivente è ridotto ad una catena di fenomeni passeggeri in continuo movimento e successione. L’animale in cui un uomo si reincarna non è diverso sostanzialmente dall’essere umano. Il corpo, la vita, i piaceri, i dolori, in qualche modo sono effetti del Karma. La loro differenza è la stessa che intercorre tra le diverse età di una medesima persona. Il fanciullo, il giovane, l’adulto, il vecchio, riferiti allo stesso essere umano, non sono né totalmente identici, né totalmente differenti. Esclusa ogni causalità tutto è regolato dal karma, legge cosmica di causa ed effetto. Quanto si è seminato nelle vite anteriori si raccoglie nelle vite posteriori; si finisce, per questo motivo, con l’essere invischiato nei propri atti e nella indefinita sequenza di essi. Solo dopo innumerevoli sforzi e vite si può giungere alla liberazione dal samsara. Solo allora si opera la conversione in Buddha, il "illuminato" o in qualcosa di più accessibile, anche se sempre molto arduo, vale a dire in bodhisattva: l’essere che vive sotto forma umana la sua ultima reincarnazione prima di liberarsi dalla catena trasmigratoria. Essi sono gli unici che possono giungere al Nirvana con le loro proprie forze, ma vi rinunciano per pietà verso gli altri che essi vogliono aiutare.

I concetti di Karma e di reincarnazione non devono essere presi come dottrine religiose, cioè dottrine per le quali occorre un atto di fede. 

    Karma è un termine sanscrito che significa "azione". L'insegnamento fondamentale che riguarda il Karma è che ogni azione intrapresa in un dato momento ha sempre conseguenze future. Si tratta, in generale, del principio di causa ed effetto. Ma secondo il Buddha, l'azione dell'azione può talvolta avere un luogo su un piano più sottile, magari perchè mancano le condizioni necessarie alla sua realizzazione. Ad esempio, quando eseguiamo una azione "negativa" la conseguenza di questa azione rimarrà, anche se non vi sono conseguenze attuali (perchè, ad esempio, nessuno ha visto che compivamo quella azione). Secondo Buddha, la conseguenza di un atto non tende a dissisparsi, e quando si formeranno le condizioni necessarie l'effetto si manifesterà. Se i Karma non sempre si susseguono in linea temporale, di sicuro però arriva il giorno in cui le ripercussioni di quella azione si fanno sentire, colpendoci in maniera proporzionale all'azione.

I vari elementi karmici casualmente correlati tendono a trasmigrare insieme lungo il percorso di nascita. In questo modo, la memoria stessa ci appare come espressione della continuità karmica; tuttavia, nella maggioranza dei casi non conserviamo ricordi coerenti e coscienti delle relazioni fra gli elementi karmici che formano la trama del nostro quotidiano.

 

     La guarigione dal Dukkha ed il Nirvana.  

 

    Quando avviene la cessazione del Karma una volta spezzata qulla catena fatidica e affrancato da altri obblighi con il samsara e da una ulteriore reincarnazione, il bodhisattva entra nel nirvana.     

    Questa parola sanscrita, anteriore a Buddha, significa estinzione; la sua etimologia ha consentito l’insistenza di alcuni nel privilegiare l’aspetto negativo di "cessazione, annullamento".

Invece, la beatitudine finale, implicita nella dottrina di Buddha, viene proposta in questo modo perché in effetti inesprimibile ed indescrivibile con parole umane. Si tratta di una realtà che supera la possibilità della parola umana e dell’intelligenza dell’uomo, in grado di dire più ciò che non è che quello che è.

    Il Nirvana è difficile da definire ed il termine significa essenzialmente estinzione e, quindi, una prima identificazione può essere data da asserzioni negative, del tipo: cessazione del dolore, dell'odio, della follia. Ma il Nirvana non è annientamento ed il Buddhismo non è una filosofia del nulla, ma è pace. Sariputta, uno dei due discepoli di Buddha, affermava che il Nirvana è libertà interiore.E' unanimamente considerato l'antitesi del samsara.

        Il nirvana è estinzione, ma non è la vita che si estingue, bensì il desiderio e l’attaccamento a tutto ciò che è mutevole, al samsara Per la maggioranza dei buddhisti il nirvana ha certamente un contenuto beatifico, positivo; la beatitudine non riguarda lo spirito individuale, che il buddhismo non concepisce ma le anime, vivificatrici di vari o innumerevoli corpi, in virtù della credenza nella trasmigrazione delle anime.

      Di conseguenza non si può parlare della sopravvivenza dell’anima del singolo uomo, né tanto meno della risurrezione corporale.

 

    Meditazione buddhista

 

    Secondo il Dharma del Buddha, il dramma personale che noi ci portiamo dietro e che si è costituito nel corso degli anni è ciò che chiamiamo "ego". 

    Il Dharma del Buddha parla di come riconoscere la nostra condizione psicologica e lavorare su di essa per poterci risvegliare dai suoi aspetti più confusi.

    Il metodo principale è rappresentato dalla meditazione.

    La meditazione buddhista non implica pregare, cercare di credere in qualcosa o ripetere fra sè e sè parole di fede. Assomiglia molto di più al rilassarsi ed al lasciare che le cose siano come sono, senza volerle modificare. Meditando i buddhisti abbandonano ogni sforzo e trovano pace nella realtà delle cose, vale a dire in qualunque modo esse siano ed accadano.

    Il Buddha insegnò varie tecniche per concentrare l'attenzione che all'inizio della pratica meditativa tende sempre ad essere ribelle e saltare da un oggetto ad un altro. Tali tecniche aiutano a raggiungere una sorta di naturale padronanza di sè sia nella mente sia nel corpo. A sua volta tale padronanza ci aiuta ad abbandonare la lotta incessante dell'ego. Quando ci si rilassa in questo modo, l'universo delle emozioni e dei pensieri tende a farsi trasparente ed inizia a manifestarsi la nostra intelligenza più acuta e profonda.Si può pensare che, rinunciando al mondo dell'ego, si diventi passivi ed indifesi, e che ci si possa facilmente approfittare di noi stessi; ma se così fosse il mondo sarebbe pieno di Buddha ammalati, ma chi raggiunge l'Illuminazione è in grado di curare chi sta male.

    

    Cosmologia buddhista

 

    E' caratterizzata dal senso di una enorme grandezza dello spazio e del tempo. Prende avvio da un corso ciclico della storia del mondo che riflette, in qualche modo, sul scala cosmica il cilco delle nascite individuali. Vi sono determinate ripetute evoluzioni del mondo e ripetute catastrofi cosmiche, cui hanno fatto seguito nuove cosmogonie. Infiniti mondi o infiniti universi, alcuni già esistiti e periti, così come quello attuale è destinato a scomparire, ed ogni mondo ha la durata di un periodo denominato mahakalpa, equivalente a venti kalpa (periodi). Gli infiniti universi fluttuano nello spazio o sostanza primordiale (akasa), ed ognuno è costituito di quattro parti, una superficie, un centro, una zona inferiore ed una superiore. Nella zona inferiore si trovano gli esseri che subiscono pene temporanee in seguito alle loro azioni, al di sopra si trova il disco terrestre con il monte Meru al centro, da cui si separano i quattro continenti, circondati dal mare ed abitati da animali, uomini, spiriti e demoni. Intorno al monte Meru ruotano il sole, la luna le stelle, mentre nella zona superiore, detta anche regione della pura forma, vivono gli dei.

    Buddha asseriva di conoscere molto di più sulla creazione rispetto a ciò che insegnava in quanto non riteneva che il più conducesse più facilmente al nirvana, e spesso ironizzava sul metafisico che si perde nelle parole e nelle opinioni, paragonando il metafisico ad un uomo colpito mortalmente da una freccia il quale prima di morire vuole sapere di quale materiale è costituita la punta della freccia. Egli oppone al vuoto parlare "un nobile silenzio".