Karate
Il Karate è una delle Arti Marziali, cioè Arte del combattimento. Perché Arte della Guerra? Perché ha portato a livello di Arte la guerra, che solitamente è una forma "animalesca" per risolvere le questioni tra gli uomini. Tutte le nazioni, in tutti i tempi, hanno avuto le loro forme di arti marziali, le quali sono nate, si può dire, quando Caino afferrò il bastone per uccidere Abele, cioè agli albori della storia, unitamente alla nascita dell'uomo.
Tutte le forme di Arti Marziali sono state soppiantate da forme più moderne di lotta; ad esempio, l'uso del bastone è stato soppiantato dall'uso della spada e questa dall'uso della polvere da sparo, ecc. O ancora, le forme di lotta sono finite nel dimenticatoio o sono state trasformate in sport: ad esempio, l'uso della spada o della pistola o del tiro dell'arco sono state trasformate in sport da combattimento, con delle regole che limitano l'uso dell'arma e del contatto fisico.
Le Arti Marziali orientali, al contrario, sono Arti della Guerra perché hanno spostato l'asse del combattimento, non più rivolto verso un avversario, ma verso se stessi. Si tende a vincere l'avversario che è in noi e non al di fuori di noi. E' unita per questo motivo alla Meditazione Zen, la quale servì, nel suo inizio, a calmare l'animo dei samurai i quali vivevano in uno stato di continua tensione poiché erano sempre pronti a combattere (per la vita, per l'imperatore, ecc.).
Il Karate, come lo conosciamo noi, nasce agli inizi del secolo scorso per opera di Funakoshi; la sua Arte Marziale non nacque ex novo, ma rappresentò il termine di una lunga evoluzione, iniziata con Boddhidarma, il quale era un principe guerriero indiano, Patriarca Buddhista, che fu espulso dall'India ed invitato in Cina dall'Imperatore Wu della dinastia Liang (520 a. C.). Ma anche Boddhidarma era un principe guerriero, per cui si può affermare che già in India esistevano forme di lotta. Anche Buddha era un guerriero, in quanto apparteneva alla casta guerriera Kshatrya, anche se poi ripudiò la guerra come forma di manifestazione umana.
Boddhidarma fu mandato sui monti del Tibet in quanto si trovò in disaccordo con l'imperatore, nel Monasteri Shao Lin, dove insegnò l'Arte della Meditazione, che diverrà lo Zen che noi conosciamo. Per aiutare a rimettersi in forma dopo le ore in meditazione, insegnò una forma di lotta, che lui conosceva. Unì questa forma di lotta con la lotta che praticavano questi monaci; unendo a questa forma di lotta esercizi di concentrazione e di respirazione fondò il Chuan Fa, da cui derivò lo Kenyu o Gigeki, e da questo il Kempo: mentre il Gigeki era poderoso e basato sulla forza fisica, il Kempo pone l'accento sulla velocità: (per chi volesse un approfondimento su Boddhidarma può collegarsi al sito: www.zendoishi.it; cliccare su "sommario zen", dove apparirà "storia ed origine Zen", dove potrete ciccare su:"Induismo", "Buddhismo", "Buddha", "Boddhidarma").
Quando i monasteri furono distrutti questi monaci si riversarono in tutta la Cina dove vi portarono questa forma di lotta che si trasformò nel Wushu o Kung Fu.
La Cina aveva già da tempo coltivato e diffuso delle forma di lotta senza armi. Altre forme di lotte che troviamo in Cina furono: Kakuteijitsu (in cinese Chiao ti shu). Anticamente si diceva: Gigeki è per la classe militare e Kakuteijitsu è per il popolo. Ancora, vi è Toikyokuken (in cinese tai chi ch'uan). Bisogna altresì rimarcare come i missionari buddhisti, valicati le frontiere, giunsero in Thailandia (dove si evolve nella boxe thailandese), nell'isola di Giava (dove si fonde con l'arte del pugno chiamata Penchac), in Corea (dove già esisteva il Supak, che si evolve nel Furando, dove ogni parte del corpo diviene un'arma, e persino i lunghi capelli, appesantiti, divengono fruste; andando avanti nel tempo, danno origine al Chakukiri ed allo Shuku, stili intrisi di magia ed essoterismo; nel 7° secolo vi penetra il Chuan Fa che si amalgama con gli stili locali e dà vita al Taiken, l'attuale Tae Kwon Do).
Durante la Dinastia Ming, il generale Chan Wang Ting unifica 16 scuole per crearne una nuova detta "delle 32 posizioni": questa scuola evolverà nel Tai Chi Chuan, la quale nacque come Arte da Combattimento, ma dopo la Rivolta dei Boxers Cinesi finita in una disfatta per l'uso delle armi da fuoco perse la finalità di arte militare, ed attualmente è conosciuta nella forma "morbida" come una sorte di ginnastica energetica.
Giunti nel Sud della Cina le forme prettamente cinesi si unirono a delle forme di lotte che provenivano da Okinawa, isola in mezzo tra Cina ed il Giappone. Vi furono frequenti scambi tra Cina, Okinawa e Giappone, finchè si formò, in Okinawa l'Okinawa-te, lotta di Okinawa.
Gli Okinawanensi erano in origine pescatori ed agricoltori, poco dediti alla lotta, ma la confisca delle armi da parte dell'esercito invasore e le angherie che dovevano sopportare, ne mutò la mentalità e si trasformano in guerrieri.
Tempo addietro, le due Scuole cinesi di pugilato erano associate a due Scuole di Okinawa, Shorin-ryu e Shorei-ryu, e da queste scuole derivano due accezioni del Karate: shorin, più morbido, shorei più forte: equivalgono a Yin e Yang, dove la vera tecnica reale nasce dall'unione dello Yin e Yang, cioè dalla forza e dalla morbidezza.
Il Karate vi veniva chiamato Tode (la mano di tang) o semplicemente Te ("Te" significa "mano", ma il termine "kara" può significare sia "cinese" sia "vuoto") per differenziarla dal Kobudo (lotta con le armi). Le sue scuole più micidiali sorte nella città di Shuri e Naha e si chiamavano rispettivamente Shurite e Nahate, che si dicevano discendere da due scuole di boxe cinese, Wutang e Shorinji Kempo, fiorite durante le dinastie Yuan, Ming e Chin. Il nome della Scuola Mutang, si dice, prese il nome dalla montagna cinese su cui si diceva fosse stato praticato per la prima volta, mentre Shorinji è la pronuncia giapponese dal nome del tempio di Shao.lin nella provincia di Hunan, dove Boddhidarma predicava la via del Buddha.
Intorno al 1930, Funakoshi portò in Giappone questa forma di lotta unita ad una sua idea di lotta e fondò il Karate giapponese. Nel 1936 egli aprì un dojo in un quartiere di Tokio, il quale fu chiamato Shotokan, (casa di Shoto): il termine Shoto significa "onde di pino" ed ha un significato che trascende la semplice traduzione. Egli intendeva arrivare ad una pace nello spirito rimanendo solitario e passeggiando nei boschi dove sentiva il vento provocare rumore quando passava tra gli alberi, in particolare i pini. Era normale incontrare questo paesaggio nei templi Zen. Con l'avanzare dell'età egli avvertiva maggiormente la natura spirituale del Karate ed arrivò, così, a firmarsi con il pseudonimo di Shoto le poesie che scriveva.
Nel suo libro: Karate-do: uno stile di vita, egli parla di regole: 1) bisogna essere estremamente seri nell'allenamento; non bisogna solo muovere gli arti più o meno bene, altrimenti si potrà divenire buoni ballerini, ma non karateka. Funakoshi divideva tra "colpo di karate" e "tzuki": il primo è un colpo che chiunque può portare, mentre il secondo è una vera tecnica da karate. Bisogna essere seri anche nella vita quotidiana. Ci si allena seriamente da quando si entra nel dojo, con l'atteggiamento adatto, che parte dalla divisa: il Gi sempre a posto, ordinato; le calzature necessarie, se e quando necessarie; pronti a combattere e non a giocare; attitudine pronta, niente superbia ma umiltà per ascoltare ciò che i maestri dicono; 2) allenarsi con il cuore e con l'anima, senza preoccuparsi della teoria; in genere si rifugia nella teoria colui che non riesce nella pratica; 3) evitare presunzione e dogmatismo: che si vanta dei propri successi e, al contrario, abbassa i meriti degli altri allievi disonora l'Arte che ha scelto; 4) cercare di vedere come si è realmente e cercare di prendere quanto c'è di meritorio nel lavoro degli altri; 5) osservare anche nella vita quotidiana i principi di etica, sia in pubblico che in privato.
Un suo allievo fu Hironori Hotzuka, che fu caposcuola di Shintoyoshinryu (una derivazione dello Yoshinryu, fondato da Akiyama Shirobe di Nagasaki), che lo unì al karate di Okinawa per fondare il Wado Ryu: Scuola (Ryu) dell'Arte, Stile (Do) della Pace (Wa). Come Karate ha un significato più pieno nella definizione di "mente (te) vuota (kara)", così Wado Ryu ha il suo termine pieno in " Scuola della forza dello Spirito", la quale porta alla "vera pace" nell'animo.
Altre Scuole di karate sono: Shito Ryu, fondato da Kenwa Mabuni; prende il nome dai caratteri giapponesi dei maestri Itosu ed Higahonna; Goyu Ryu, fondato da Chojun Miyagusuku; il nome deriva dai caratteri giapponesi Goken (via forte) e Juken (via dolce).
Ad Okinawa si usava la parola karate, ma più spesso si chiamava l'arte semplicemente "te" o "bushi no te", cioè "mano di guerriero". "Kara" simbolizza il fatto che questa forma di autodifesa non fa uso di armi; ma, in effetti, chi pratica kara-te dovrebbe aspirare a svuotare il cuore e la mente da tutto ciò che ottenebra la mente ed il cuore, non solo nella pratica del karate, ma anche nella vita: il termine zen "ku" indica il vuoto dell'anima e può essere pronunciato anche "kara". Nagashige Hanagusuku, maestro okinawanese usò il carattere giapponese per "mano vuota" nell'Agosto del 1905.
Si parla di segretezza nel Karate; ciò è vero non nel senso di esoterico, ma di misterioso, con un senso di mistero inteso in senso orientale. Ciò che si vede si può vederlo a vari livelli: ad un primo livello si nota la cosa apparente, fisica. Ma spesso ciò che si vede non è quello che è: ricordiamo che il karate nacque in segreto quando non si poteva combattere e non si potevano usare armi; i kata erano mischiati a forma di danza perché i karateka potessero allenarsi senza far vedere che si allenavano nel karate. Ad un livello elevato si può comprendere ciò che è dietro al karate. Ma se eseguiamo tecniche di karate riempiti della nostra superbia o della nostra paura, eseguiremo tecniche come la maggior parte dei karateka in circolazione, e non come maestri dell'Arte.
A che servono le cinture in questo caso? Si deve progredire nella tecnica e non nel sapere: che senso ha conoscere cinque Kata se ogni volta si deve rispiegare il primo Kata nuovamente? A cosa pensa la mente quando si spiega kata? Allora, entra in vigore: "mente vuota". Solo facendo ogni volta "mente vuota" ci possiamo riempire del Karate; ma se se siamo pieni di noi, il karate non entrerà mai in noi: spesso, quello che il sensei dice è filtrato da voi. Io potrei dirvi di lasciare stare gli esami, le gare se il vostro stare male, essere nervosi dipendesse solo dalle gare o dagli esami, ma non è così. Il karate può darvi molto se voi deste molto al karate.
Dice ancora Funakoshi: un vero esperto di karate deve raffinare la sua tecnica attraverso l'allenamento, ma non deve mai dimenticare che solo attraverso l'allenamento potrà riconoscere le sue debolezze.