KYUDO: TIRO CON L'ARCO

 

  Questo Kata è propedeutico al Kata "TAYIO O TE NI". Può essere eseguito con vari tempi di esecuzione, che possono variare da una forma lenta ad una forma veloce, da una forma contratta ad una più fluida. Il tempo d’esecuzione deve dipendere esclusivamente dai risultati che si desidera ottenere.

    Con il termine Kata si intende sia una serie di movimenti ginnici, retaggi di antichi combattimenti, come nel caso dei Kata di Karate, o movimenti energetici-salutari, come nel caso del Tai-chi-kuan e nel Zen Do Ishi; può essere anche un "abito mentale", una "attitudine psichica" per cui ognuno di noi si muove secondo il proprio Kata. Ad esempio, il mio modo di muovermi in palestra era diverso da quando la frequentavo da allievo rispetto ora che sono l'insegnante.

    L’esecuzione finale del Kata dovrà essere eseguita in modo tale che sia il nostro Ki (energia) a guidare i nostri movimenti. Solo ora possiamo dire che eseguiamo il Kata nella giusta maniera. Saremo noi ad eseguire i movimenti, ma è il nostro Ki che ci spinge a muoverci in una determinata maniera, sempre rispettando la sequenza del Kata.

    Riteniamo che il modo migliore sia quello di lasciare andare il corpo e lasciarsi guidare dal Ki viene sprigionato. Solo allora il Kata sarà dentro di noi e noi lasceremo che il nostro Ki segua il suo corso e non sia imprigionato dai nostri movimenti. E’molto importante che io acquisisca il Kata sino a farlo divenire qualcosa di me; allora potrò essere consapevole del mio KI che si muove insieme al mio corpo. Come risultato finale dovrò imparare a muovermi dentro il Kata come se questo fosse non un insieme di gesti, ma un gesto unico, un solo movimento. Solo allora io sarò il gestore di me stesso ed avrò acquisito consapevolezza di me.

    Desiderando un allungamento muscolare ed una esatta postura del rachide si dovrà usare una respirazione che sarà di 30" nei movimenti principali e di 10" nei movimenti secondari: consigliamo personalmente di eseguire questa metodica respiratoria nella fase iniziale di acquisizione del Kata.

    In uno stadio successivo i tempi di esecuzione si baseranno non tanto sul contare i secondi, quanto sulla respirazione, la quale dovrà sempre mantenersi sui 30" per la posizione principale, e 10" per le posizioni secondarie. Quello che varia non è tanto il tempo di esecuzione quanto la concentrazione e la consapevolezza del movimento abbinato al respiro: ora siamo alla fase che precede la fase finale, quella in cui è il nostro KI a regolare i nostri movimenti.

    E’ anche importante visualizzare il movimento senza lasciarsi costringere dallo spazio in cui si effettueranno i Kata. La nostra mente deve andare oltre il semplice gesto del braccio o della gamba. Quando si punta, ad esempio, la mano verso l’alto, la nostra attenzione deve volare sopra la mano e perdersi oltre lo spazio.

    Immaginiamo di essere come colui che per primo effettuò questi movimenti: sicuramente questi era su un monte del Tibet e la sua mente non era costretta tra le mura di una palestra, ma spaziava sul mondo aperto della montagna. Dice un proverbio Zen che lo stolto guarda il dito, mentre il saggio guarda verso il cielo, indicato dal dito.

    Prima di passare alla esecuzione del Kata si devono effettuare dei movimenti per verificare la nostra capacità di spostamento in tutti i sensi e non solo andando in avanti. La regola base da seguire sempre è questa: si spinge con l’avampiede e si ruota con il tallone. Quando ci si sposta a sinistra il primo impulso parte dal tallone destro mentre il piede sinistro si sposta per posizionarsi a sinistra. Lo spostamento deve essere della stessa distanza che corrisponde alla larghezza delle anche. Appena il piede sinistro si posiziona a terra il peso del corpo si trasferisce sull’avampiede sinistro, il quale continuerà la spinta, mentre la rotazione sarà effettuata dal tallone destro.

Quasi tutte le persone sbagliano ad effettuare questo spostamento, e spingono con le ambedue le punte o girano con ambedue i talloni. Nel primo caso lo spostamento non sarà mai veramente in avanti, mentre nel secondo caso si corre il rischio di cadere e, sicuramente, il corpo sarà posizionato con i glutei che sporgono dall’asse del rachide e sbilanciano il corpo all’indietro.

    Certamente se si eseguono i spostamenti in maniera veloce non si noteranno questi errori, i quali, nell’ottica di un movimento non risulteranno controproducenti. Ma se pensiamo nel campo di un insieme di movimenti, quanti possono essere i passi di una intera giornata, o nel movimento composto come può essere quello di un gesto tecnico complesso (vedi gesto sportivo), si comprenderà come sia importante un esatto gesto posturale.

    Possiamo effettuare dei piccoli gesti tecnici per imparare a spostarci nello spazio.        

    Dobbiamo comprendere che un nostro modo di muoverci denota un nostro modo di esprimerci a tutti i livelli; se imparassimo a controllare i nostri movimenti impareremmo ad esprimerci.

    Possiamo eseguire due semplici esercizi per imparare a muoverci. Il primo riguarda imparare a camminare nella giusta maniera. Il piede che avanza si posiziona sul tallone mentre si sposta il peso del corpo sull’avampiede; istantaneamente il piede posteriore spinge con l’avampiede e si posiziona anteriormente all’altro sul tallone e si prosegue così in avanti. E’ importante che i due piedi siano a contatto stretto tra di loro nel movimento; nei movimenti normali del semplice camminare i gesti che si eseguono dovrebbero essere gli stessi anche se non sempre ciò succede.

    Ora proveremo ad eseguire un esercizio più complesso, come uno spostamento di 90° verso sinistra o verso destra. Prendiamo come esempio lo spostamento verso sinistra. Iniziamo lo spostamento con il togliere della zavorra inutile: ruotiamo inizialmente la testa verso sinistra; insieme allo spostamento della testa iniziamo a spingere con il tallone destro verso sinistra insieme alle anche. Queste hanno il compito di portare la spinta dalla porzione inferiore del corpo alla porzione superiore; per facilitare il compito delle anche pure le braccia devono aiutare la spinta, per cui un attimo prima del movimento delle anche vi sarà il movimento del braccio destro che si muoverà, in maniera decontratta verso sinistra. Il senso di questo spostamento è di fare in maniera tale che non ci si sposti a sinistra con mezzo corpo che si trova a destra; in questo caso il movimento verso sinistra risulterà più difficile. Quando ci si sposta in uno spazio si deve sempre cercare di economizzare il movimento: questo significa anche che bisogna cercare di eseguire un movimento nella maniera più facile possibile, e, di eseguire il movimento solo con il muscolo adatto a quel movimento. Prendiamo come esempio il semplice gesto di alzare la mano. Il muscolo che dovrà essere interessato nel movimento sarà la porzione mediale del deltoide; se usassimo anche il muscolo elevatore della scapola o il trapezio, questi due muscoli andranno subito in contrazione ed il movimento risulterà sgraziato e brutto da vedersi.

    Possiamo effettuare ancora dei piccoli movimenti abbinati a delle piccole respirazioni per abituarci a coordinare il movimento con la respirazione.

    Iniziamo ad imparare ad effettuare la respirazione dell’Armonia o della Tranquillità: si inspira con il naso e si espira sempre con il naso, ma con un tempo maggiore dell’inspirazione (in genere la velocità è di 1:2). La respirazione è accompagnata dal movimento del braccio; quando si inspira si eleva la mano e quando si espira con un tempo doppio rispetto all’inspirazione si abbassa la mano. Eseguire tre esercizi e cambiare la mano.

    Un secondo esercizio potrebbe essere il seguente: si pongono le mani davanti a noi con le palme che guardano in alto; si inspira e si espira sempre con il metodo della tranquillità e si portano le mani in basso con un movimento discendente e rotatorio centrale, in modo che le palmi delle mani siano rivolte in basso al termine dell’esercizio. Eseguire questa metodica per tre volte. Una volta che questo esercizio è divenuto abituale si può introdurre una variante più complessa: una mano esegue questo movimento, mentre l’altra mano esegue il movimento inverso. In definitiva, una mano si eleva e l’altra si abbassa, sempre con la respirazione della tranquillità. Il movimento rotatorio fa sì che le mani si incrocino e per impedire che si tocchino, il braccio che si eleva passa sempre esternamente all’altro braccio.

    Durante l’esecuzione del Kata i piedi dovrebbero essere nudi in quanto l’aderenza sul terreno deve essere totale. Se ciò non accade per qualche motivo, per esempio dovuto ad una non perfetta conformazione del piede, l’equilibrio potrebbe risultare non perfetto.

Ora, stando con i piedi per terra visualizziamo la posizione dei piedi, e notiamo come tutti i recettori dei piedi avvertono gli stimoli che inviano a tutti gli organi del corpo. E’ questo il motivo per cui spesso avvertiamo degli sbandamenti, dovuti a queste reazioni stimolanti dei recettori. Se la posizione non è perfetta in quanto non è perfetta la conformazione podale, il corpo si assesta e noi avvertiamo questi assestamenti con delle piccole oscillazioni del corpo scambiate per sbandamenti.

 

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