ORIENTE ED OCCIDENTE
I due mondi, Oriente ed Occidente, nascono nella stessa regione, la Mesopotamia, dove nascono anche le grandi religioni del mondo: l'Ebraismo con l'Islamismo e l'Induismo. Come punti in comune si ha l'origine della religione come rivelazione di un profeta, una visione umana del loro fine ultimo ed una certa coercizione.
Si distacca da queste la religione cristiana, pur derivata dall'Ebraismo, in quianto è una religione rivelata direttamente da Dio, è ammonitiva esortativa, e vede nel mondo una dualità, una lotta tra il Bene ed il male, ma il Bene è più forte.
Solitamente quando si vuole iniziare una trattazione sulla differenza tra l'Oriente e l'Occidente si parte dal principio che l'Oriente è legato ad un mondo suo particolare, ancorato ad una tradizione, ma nel contempo deve tendere a liberarsi da questo legame con il passato poichè in un certo senso gli preclude una via di realizzazione futura.
L'Occidente, al contrario, è tutto teso al futuro, all'innovazione e con poco riguardo alla tradizione, tacciando di oscuro conservatorismo chiunque abbia l'occhio rivolto al passato.
Altro accorgimento che viene usato è la trattazione di due poesie riguardanti due poeti, Basho (1644-94) poeta giapponese e Tennyson, poeta americano. Le due poesie riguardano due diversi atteggiamenti che hanno preso questi due poeti nei confronti dello steso oggetto.
La poesia di Basho, tradotta in italiano, recita: Guardando io attentamente scorgo il nazuma in fiore presso le siepe.
La poesia di Tennyson recita: Fiore che spunti dal muro screpolato / io ti colgo dalla fessura; / io ti tengo qui, radice e tutto, nella mia mano, / piccolo fiore, ma se potrò capire ciò che sei ,/ la radice ed il tutto, e tutto in tutto, / saprò che cosa sono Dio e l'uomo.
Queste due poesie riguardano due modi differenti di osservare la realtà.
Basho osservando il piccolo fiore è preso dall'ammirazione di questo, in quanto essendo poeta orientale è, per indole, portato all'amore per la natura. Come le persone che amano egli si sente in sintonia con l'oggetto del suo amore: amando la natura ama anche tutto ciò che riguarda la natura ed anche quel piccolo fiore che esce da una piccola siepe. Egli si sente in sintonia con quel piccolo fiore in quanto si sente anche egli un frutto della natura. La maestosità di un creatore, di un Essere spirituale verso cui tutti dobbiamo tornare, lo fa sentire vicino a questo Essere che è in grado di manifestarsi nella grandi opere della natura e nelle opere più umili come questo fiore.
Egli osserva con l'occhio dell'anima questo piccolo nazuma. Non si tratta di una particolarità di questo poeta, ma in genere di una particolarità della persona orientale, di sentirsi legato alla natura e di osservare questa con l'occhio dell'artista che sa svelare la bellezza che vi è dietro ogni singola creatura. Tutto è meraviglioso e tutto è bello perché tutto deriva da quell'Essere unico ed immutabile; caso mai è l'uomo che con la sua opera rovina tutto.
Tennyson, al contrario di Basho, coglie il fiore e lo osserva. Questo è tipico della mentalità occidentale. Probabilmente egli provò per quel fiore lo stesso sentimento provato da Basho per il nizuma; perché allora questa differenza di comportamento? Per una mentalità diversa. Basho non ha bisogno di portare il fiore nella sua mente, ma è egli stesso che si porta all'altezza della situazione del nizuma. Il fiore non va colto per essere osservato, non va reciso e portato nella nostra mente; un fiore reciso non è più un fiore ma una cosa morta.
La mentalità di Tennyson, ripetiamo, è diversa: egli non è l'artista della vita, ma è un fotografo. La realtà è statica, è morta. Il fiore deve essere studiato in maniera analitica, curiosa. Egli fa morire il fior e poi si domanda se potrà capire il fiore. Siamo nel campo del puro intelletto, tipico dell'Occidente. Ricordiamo che la mentalità tipicamente occidentale, razionale, logica ha creato una disciplina logica, razionale per studiare ciò che di più irrazionale esiste al mondo, la psiche.
Esaminando i due poeti siamo arrivati a comprendere due mentalità diverse.
Dobbiamo subito dire che può non essere così, che i pensieri che hanno attraversato i due poeti non siamo quelli da me enunciati, ma ritengo che in ogni caso la mentalità diversa, tipica della propria cultura venga fuori in maniera netta. Non si sta, in ogni modo, qui affermando una superiorità dell'una sull'altra, ma solo cercando di comprendere una realtà diversa dalla propria.
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L'Occidente è analitico, oggettivo, induttivo, materiale, concettuale. E' un fotografo della realtà, organizzativo, tendente ad assoggettare la realtà, la natura ai suoi scopi; secondo l'ideologia l'uomo è individuo o appartenente alla massa. |
L'Oriente è deduttivo, osservatore, spirituale. Intuitivo. E' un pittore della realtà. Egli ama sentirsi parte della natura con vuole vivere in armonia. L'uomo è considerato come persona da rispettare nella sua individualità ma con obblighi verso la comunità. |
Chuang-tze (III sec. a.C.) parlando del Caos propone indirettamente una caratterizzazione dell'uomo occidentale e dell'uomo orientale. Persone amici del Caos si accorsero che il caos viveva una vita serena pur mancando i tutto ciò che possiede una persona umana (occhi, orecchie, stomaco, ecc.) per questo motivo decisero di fornirgli di ciò che, secondo loro, mancava al caos per essere felice in maniera totale. Alla fine dell'opera il Caos era simile a loro, e morì.
Ora gli amici del caos sono persone occidentali che ritengono di salvare l'uomo non rispettandolo, però, nella sua integrità di persona dotata di anima e fisico, ma secondo idee oggettive e d intellettualistiche.
Il caos è l'oriente che è sereno con se stesso, senza bisogno di sovrastrutture.
L'occidente dallo spirito scientifico applica la propria intelligenza all'invenzione di ogni sorta di strumenti atti ad elevare il livello di vita e di salvarlo da ciò che esso considera come fatica non necessaria al proprio sviluppo; così facendo l'uomo occidentale finisce per considerarsi come un semplice produttore di beni. L'Oriente non ha timore di usare lavori manuali ritenendo il proprio corpo strumento per eccellenza al proprio servizio; il lavoro è amato proprio perché coinvolge l'intera persona; amano la vita per quello che è e non come mezzo per perseguire un qualcosa d'altro.
Il concetto di beni da sfruttare ed il concetto di persona sono concetti assolutamente contraddittori, ma sono posti sullo stesso piano dall'Occidente e questo causa stress, tensione psicologica. La persona ama parlare di libertà, mentre il bene limita la libertà dell'uomo perché lo condiziona nelle sue scelte e lo rende schiavo di queste. E' anche vero che la stessa società vive un concetto di libertà che non ha senso in quanto l'uomo è soggetto alla libertà delle altre persone per cui non sarà mai completamente libero; anche gli impulsi limitano la libertà dell'uomo, in quanto si agisce in preda agli impulsi che non si riescono a controllare. Anche gli analisti parlano di una libertà spontanea che è quella animale, infantile, mai della persona matura.
L'approccio della realtà è diverso nei modi di vedere la realtà: in Occidente si vuole studiare la psiche, con un metodo esatto, una scienza, appunto la psicoanalisi. L'Oriente è diverso in quanto vede l'uomo come composto da corpo e spirito, che, nell'insieme, costituiscono la psiche. La psiche non è un qualcosa da essere studiata, ma è un qualcosa da guidare, prendendo coscienza del corpo e dello spirito di una persona. Questo perché nell'approccio Zen non si ha mai una visione limitata ad una parte dell'uomo, ma all'essenza dell'uomo stesso.
Siamo partiti dal concetto di differenza tra l'Oriente ed Occidente e siamo arrivati ad identificare l'oriente con lo Zen: questo è eccessivo, ma sicuramente lo Zen non poteva nascere se non in Giappone, dove l'uomo è visto nella sua interezza e non come una figura a se stante, senza un fine o un principio. Anche se le religioni occidentali indicano l'uomo come persona dotata di spirito e corpo, le persone occidentali, anche molte di quelle che si professano religiose, arrivano a credere che l'uomo è composto di spirito e corpo solo perché è detto loro, ma non ne hanno coscienza; tutt'al più vedono lo spirito come contrapposto alla carne. In alcuni casi la materia è stata vista come una prigione dell'anima e per questo doveva essere combattuta per la liberazione dell'anima stessa. Ricordiamo il tempo delle fustigazioni del corpo, del cilicio indossato, dei digiuni eccessivi; alcune di queste forme si vedono in alcuni riti che di religioso non hanno nulla e che rappresentano vere e proprie forme di isterismo collettivo.
Anche il bisogno dell'uomo di ricorrere alle droghe per sentisi libero è un modo di considerare il corpo come la prigione del proprio spirito, della propria creatività.
Da un punto di vista artistico si può dire che l'Occidente fotografa la realtà mentre l'oriente la dipinge, vedendola non attraverso l'obbiettivo meccanico della macchina fotografica, ma attraverso il suo occhio di artista. Ciò che lo Zen vede nell'oggetto è l'oggetto stesso vissuto attraverso la propria esperienza. L'artista non si limita a contemplare ma cerca di penetrare nell'oggetto per viverne la vita. L'uomo occidentale, dalla mentalità più rigida cerca di stabilire delle regole, dei termini in cui inquadrare un qualcosa. Quello che non riescono ad inquadrare lo si rigetta come non-scientifico. Però, sono molte le cose non scientifiche che non possono essere inquadrate in termini riduttivi, come l'inconscio.
Solo poche persone possono essere scienziate ma tutti noi possiamo essere artisti della vita, della nostra vita. Non possiamo pensare di creare la nostra vita ma di plasmarla si. L'artista non crea dal nulla, ma dà forma alla materia. La nostra vita è la materia, dobbiamo cercare di darle la forma. Un artista della vita sa che ha dentro di sé la materia occorrente. Un artista della vita imprime il proprio segno in tutta la vita: la vita di tale persona riflette ciò che l'uomo ha dentro di sé, nel suo intimo, nel suo inconscio: ogni artista esprime la sua personalità. E' come se l'artista creasse la vita con il suo estro. Egli non vive la vita ma la crea.
Altra differenza che reputo fondamentale come differenza tra l'uomo tipicamente occidentale e l'uomo tipicamente orientale è la stessa differenza che intercorre tra l'uomo religioso e l'uomo spirituale. L'uomo religioso è colui che per credere ha bisogno di certezze, di segni, di simboli; vuole avere dei termini di paragone e pensa più a portare a termine un compito che a cercare quale sia il proprio fine. L'uomo religioso ha bisogno di sapere sino a che punto può portare il proprio essere; l'uomo religioso è colui che domanda al Cristo quante volte può perdonare; è colui che ha bisogno dei comandamenti ponendo questi come traguardo massimo della propria vita, non accorgendosi che questi sono il minimo indispensabile da fare per essere un buon cristiano.
L'uomo spirituale è quello che ama senza limiti, non ha bisogno di segni esteriori perché sente Dio dentro di sé; è colui che ha superato la concezione farisaica della Legge ed obbedisce non ai 10 Comandamenti ma al Comandamento dell'Amore. Non si pone limiti ma ama senza riserva e sa che deve amare l'altro come se fosse se stesso. Non pone un uomo come traguardo della propria vita, ma l'Assoluto. Obbedisce alle Leggi penetrando in esse; assolve i sui compiti non per dovere ma per amore.
Quando la religione e la spiritualità si incontrano in un uomo si ha la figura del Santo.
Santa è sicuramente Madre Teresa di Calcutta venerata da tutte le tre religioni dominanti in India, l'induismo, il cattolicesimo e l'islamismo. Santo agli occhi del mondo è sicuramente Gandhi, l'apostolo della non violenza che ha liberato il suo popolo dalla schiavitù senza usare armi se non l'arma della non-violenza, caratteristica della propria religione, il Jinismo.
Queste due personalità, una occidentale ed una orientale, hanno saputo sollevarsi dall'umana miseria ed hanno obbedito alla voce della propria spiritualità giungendo a compiere opere impossibili da quantificare e da risolvere con mezzi fisici, tecnici.
Dove subentra lo spirito dell'uomo cadono le barriere e le differenze.

LAVORI IN CORSO
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