TAO . YIN-YANG
Da sempre l'uomo ha cercato di trovare una risposta alle proprie domande circa il proprio fine o il proprio cammino.
Tutte le dottrine si propongono di fornire una spiegazione sull'agire dell'uomo.
Tralasciando le dottrine religiose o filosofiche, possiamo osservare che sin dai tempi più antichi si è cercato di comprendere in un certo senso il disegno di Dio.
Si cerca di arrivare a comprendere come si possa vivere ed agire secondo il piano di Dio o della natura, secondo la propria concezione di vita.
Siccome è difficile comprendere la mentalità orientale, cercheremo di parlare della sapienza come viene vista nel mondo occidentale, specialmente nel campo biblico; in seguito tratteremo di un tipo particolare di sapienza, il Taoismo.
Si nota in questo periodo di crisi spirituale una ricerca errata sul principio dell'uomo,
quasi tutto debba essere oggetto di ricerca, ma intesa in modo "gnostico": si cerca di penetrare
una realtà divina attraverso una conoscenza "rivelata" solo a poche persone, dotate di tale conoscenza superiore.
Al contrario, è compito dell'uomo cercare di penetrare il mistero dell'uomo, i misteri del creato.
Mistero non perchè è velato, ma in quanto perchè l'uomo non riesce a penetrare tale mistero a causa della propria limitatezza.
SAGGEZZA o SAPIENZA: I termini saggezza o sapienza derivano in un modo o nell'altro dal vocabolo latino sapientia che, a sua volta, si riconduce al verbo sapere, con il significato di intendere, comprendere, assaporare.
La sapienza si può dire che si acquisisce attraverso una educazione progressiva e mira ad una comprensione profonda del reale, porta ad un "saper fare" e ad un "saper vivere" da cui i valori morali, come il coraggio, e valori religiosi, come il timore di Dio. In questo senso, la sapienza biblica non si distingue affatto dalla sapienza di ogni popolo e di ogni tempo.
La sapienza si rivolge a persone ingenue , semplici che possono essere influenzati dal bene o dal male; la persona con poca o nulla sapienza è un essere ignobile, che agisce senza pensare, è un essere pazzo.
Mentre la sapienza egiziana interessa solo scribi e funzionari, e pertanto si indirizza ad un ceto determinato, quella israelitica vale per l'intero popolo dell'Alleanza.
Il profeta, inoltre, parla del comandamento di Javhè mentre il saggio si rivolge con il suo consiglio alla riflessione razionale dell'uomo e spesso la motiva con considerazioni utilitaristiche.
Il saggio parla dell'uomo in quanto tale, astraendolo, così, dai suoi legami storici; invece, la parola del profeta può essere compresa solamente partendo dalla storia della salvezza .
Alla morte di Davide che fu il creatore di un impero, il riunificatore delle 12 tribù, il figlio Salomone domandò a Dio la saggezza per meglio governare; tale saggezza si espresse nell'arte del governo, del giudizio, di amministratore e di costruttore del Tempio. Egli accolse le culture straniere e non si può scordare il fatto che abbia sposato la figlia del Faraone che portò allo sviluppo della sapienza in Israele.
Certamente in Israele l'origine della sapienza non differisce da quella di tutti gli altri popoli; la sapienza originale è di tipo proverbiale ed ha carattere popolare e si trasmette in famiglia. Salomone e gli scribi, i quali non sono da considerarsi esclusivamente come consiglieri politici ma anche come preparatori della gioventù maschile nell'arte del governare, hanno raccolto questa saggezza popolare, anche modificandola, per organizzarla e farla entrare in raccolte.
Il fine prima della sapienza è l'osservare per comprendere il mondo con le sue leggi per tentare di penetrare nell'ordine reale delle cose; apparentemente l'opera dei saggi era essenzialmente profana, ma non bisogna dimenticare che l'uomo antico non separava nettamente, come l'uomo odierno, il mondo in due realtà, una profana ed una religiosa. Il creato era manifestazione di un dio che provvedeva al suo ordine.
La sapienza biblica non è la più antica, in quanto si sono trovate correnti in Mesopotamia ed in Egitto dove i saggi misero per iscritto i loro insegnamenti, alla stessa maniera di quelli biblici.
La prima tappa di questa sapienza scritta del medio Oriente è stata probabilmente la composizione di liste dette onomastica, allo scopo di comporre un inventario del loro universo e che potevano essere loro di utilità.
La Bibbia attribuisce a Salomone questa stessa attività che segna l'inizio della ricerca scientifica.
La sapienza mesopotamica ed egiziana si esplica attraverso raccolte di istruzioni trasmesse solitamente da un re al suo erede o da uno scriba al proprio figlio, composte ordinariamente da proverbi che indicano il comportamento da tenere per riuscire nella vita o nel lavoro .
La Mesopotamia e l'Egitto hanno tramandato anche dei testi sapienzali in cui il discorso ha un respiro più ampio e strutturato e che contengono riflessioni sul senso della vita e della morte, sulla sofferenza ed altri problemi umani.
Nel I millennio avranno una grande risonanza due opere: - la prima è di Esiodo, Le opere ed i giorni, poema dittico in cui sono esaltati i valori del lavoro e che viene accostato alla letteratura sapienzale del medio Oriente. - la seconda è l'opera di Achikar, ministro di Sennacherib e di Assarhaddon, il quale trasmette al nipote, che aveva cercato di portarlo in disgrazia, dei valori che rispecchiano le raccolte antiche del genere.
Per illustrare il concetto biblico di sapienza si può usare un confronto con la figura di una dea egiziana, Ma'at, figlia del dio Ra, raffigurata come una ragazzina accovacciata e ricoperta di una lunga veste. Essa assicura l'ordine cosmico e l'armonia nei rapporti umani attraverso la bontà e la giustizia verso i poveri.
La figura della Sapienza in Pr. 8 è forse parzialmente ispirata a quella di Ma'at dopo una purificazione radicale in quanto la Sapienza non è una dea.
Gli antichi greci vedevano la sapienza come l'arte di vivere in equilibrio, una capacità a pronunciarsi con avvedutezza tanto sui problemi della vita quotidiana quanto della politica.
Socrate affermò, contro i sofisti, la nobiltà della sapienza, la quale, attraverso la pratica, deve divenire amico dell'uomo. Platone la ridusse all'ambito intellettuale, e, attraverso la contemplazione, permette la conoscenza intuitiva delle idee divine. Aristotile distinse la sapienza, che è la conoscenza delle cause prime e dei principi, dalla prudenza, la sapienza pratica.
Questa serie di contatti nell'ambito sapienziale, tra la Bibbia e l'ambiente circostante, serve spesso per dimostrare la superiorità della sapienza biblica (cfr. Es.7,8-9,12; 1 Re 5,10-11; Dn. 2; 4, ecc.) sui saggi pagani. I profeti spesso denotano i limiti della sapienza dei popoli pagani, quasi sempre identificati con gli abitanti dell'Egitto, di Babilonia, dove i saggi sono identificati come maghi.
La Bibbia nutre anche rispetto per i saggi che si comportano realmente con saggezza pur non essendo israeliti, come ad esempio il caso di Giobbe. Da ciò si deduce che gli autori della Bibbia fossero coscienti dell'influenza che la sapienza pagana esercitava su quella israelitica, quanto della differenza che separava le due forme di sapienza, ed anche della universalità tipica di ogni autentica sapienza.
Nel N. T. maestro di sapienza per eccellenza è Cristo. Non si può negare che molti discorsi di Gesù erano simili a quelli dei saggi. D'altronde gli abitanti di Nazareth, che pur erano di poca fede e non permisero che Gesù potesse operare tanti miracoli, Gli riconoscevano una sapienza superiore a quella degli scribi (cfr. Mt. 7,28-29; 13,54).
Le parabole che Gesù usava per insegnare prendono spunto dalla vita quotidiana e sono di tipo sapienziale, così come altri discorsi di Gesù, ad esempio,il discorso sul Monte (cfr. Mt. 5-7) o del discorso sul pane di vita ( Gv. 6); infine, sono pure formulazioni sapienziali alcuni detti concisi di Gesù, come: "Chi vuol salvare la propria vita la perderà" (Mt. 16,25); "Chi non è contro di noi è con noi "(Mc. 9,40); "Date a Cesare quello che è di Cesare e a Dio quello che è di Dio" (Mt.22,21).
La sapienza nell'A. T. viene intesa in due modi in quanto qualità dell'uomo: - è un dono di Dio che viene comunicato ai singoli uomini per grazia; - è qualità naturale che si ritrova negli uomini.
Dio la concede a re, capi e giudici perché questi siano in grado di compiere rettamente il proprio compito. In seguito, la sapienza può essere concessa a chiunque purché si sia nel favore di Dio.
I più recenti scritti dell'A. T. conoscono una duplice via alla sapienza, la preghiera e l'insegnamento.
La Bibbia collega la fioritura della sapienza in Israele alla persona del re Salomone.
Alla morte di Davide, che fu il creatore di un autentico impero, il riunificatore delle dodici tribù, il suo giovane erede Salomone domandò a Dio, fin dall'origine del suo regno, la saggezza nel governare (cfr. 1 Re 3,4-15; 2 Cr. 1,3-12). Tale sapienza si manifestò nelle sue qualità di giudice (cfr. 1 Re 3,15-28), nelle capacità di amministratore (cfr. 1 Re 4,1-5,8), di costruttore del Tempio (cfr. 1 Re 5,15-8,66).
Uno dei motivi del successo di Salomone fu l'accoglienza delle culture straniere; egli aveva sposato la figlia del faraone (cfr. 1 Re 3,1) e si può presumere che, di conseguenza, la cultura egiziana sia penetrata in Israele. Salomone divenne una figura ideale ed il suo patrocinio dovette continuare a lungo dopo di lui.
In Israele, specialmente in periodi anteriori a Salomone, la sapienza è di tipo popolare e si trasmette in famiglia.
Salomone ed i suoi scribi hanno raccolto questa testimonianza e l'hanno messa per iscritto, magari adattandola ai loro scopi. Un proverbio arrivava ad essere una sintesi armoniosa di una verità di base comprensibile a tutti e che sintetizza, in una formula breve, una lunga esperienza di maturazione e di osservazione degli uomini e delle cose.
Questa trasmissione avvenne prima oralmente e poi per iscritto.
Il fine prima della sapienza è il sapere, il comprendere; il primo scopo dei saggi era quello di osservare e comprendere il mondo in cui vivevano. Essi cercavano di comprendere il senso ultimo della realtà che governava il mondo; a differenza dell'uomo moderno, non distinguevano una realtà religiosa da una profana e intendevano aiutare l'uomo ad orientarsi in questo mondo: il loro obiettivo era il "sapere fare" ed il "saper vivere".
Una migliore conoscenza del reale poteva portare l'uomo ad avere una vita equilibrata.
Non vi era una ricerca edonistica né egoistica in quanto, spesso, si raccomandava una vita virtuosa ed una rinuncia al proprio egoismo. La gioventù era particolarmente attenta a questa sapienza in quanto maggiormente si preparava a svolgere un compito importante nella società.
Il saggio non è un profeta né un sacerdote e non parla in nome di Dio; propone ciò che gli sembra di avere scoperto ed espone ciò che sa, indicando la via che, secondo lui, conduce alla pienezza di vita e sconsiglia quella che, in base alla propria esperienza, porta al fallimento.
Egli conosce perfettamente i propri limiti proprio perché sa di non essere un inviato di Dio.
Un vero saggio è colui che sa di essere dotato di limiti ed i Proverbi diffidano dal credere in colui che si ritiene saggio (cfr. Pr. 26,12); il saggio sa che l'unica realtà è nella mani di Dio (cfr. Pr. 20,24) e di fronte a Dio non esiste alcuna sapienza umana (cfr. Pr. 21,30).
Israele non riconobbe immediatamente la sapienza a Dio proprio perché appariva una dote profondamente umana . Tuttavia già Isaia riconosceva la saggezza come divina (cfr. Is. 31,2) e profetava del re-Messia che sarebbe stato rivestito di Spirito Santo.
Tuttavia, è durante la distruzione di Gesrusalemme (586 a. C) e durante l'esilio (586-539 a. C.) che si affermò esplicitamente la Sapienza di Dio ( cfr. Ger. 10,12; Pr. 3,19).
E' in rapporto a Dio che i saggi affronteranno i grandi enigmi dell'esistenza umana e senza dubbio alcuni proverbi antichi presentano allusioni ad una vita religiosa e morale in rapporto a Dio.
TAO: Il taoismo ha in alto conto il concetto di natura. Ogni elemento del cosmo ha una sua natura e deve vivere ed agire di conseguenza: l’uomo, ad esempio, può chiamarsi tale solamente se agisce usando la razionalità, propria dell’uomo; al contrario agirà come un essere irrazionale e non come un essere umano.Ogni elemento costituisce un microcosmo, l’insieme dei quali costituisce il macrocosmo della natura. Tale concetto è talmente sentito che i Cinesi in generale ed il taoista in particolare, a differenza degli occidentali, non tentano di assoggettare la natura alla propria volontà ma intendono vivere in armonia , in intima comunione con essa, finendo con il venerarla. Rompere l’armonia della natura significa rompere il nostro equilibrio interno.
Fondatore del taoismo fu Lao Tze archivista del governo centrale della dinastia Chou; stanco della corruzione della corte imperiale, l’abbandona ed inizia un viaggio che lo porterà verso l’occidente a scoprire se stesso. Il libro che esprime l’essenza del tao, è Tao-te-Chim, ossia il libro (Chim) del tao e della sua efficienza nel mondo (Te); tale libro è una raccolta di massime di Lao Tze, redatto da Lao tze stesso e dai suoi seguaci.
Il taoista era inizialmente un eremita che si dedicava allo studio del tao e delle arti tradizionali, come l’agopuntura, yoga cinese, calligrafia, pittura, ecc. Questo stadio si può definire taoismo filosofico.
Il Tao

E’ il principio regolatore dell’unità indivisibile costituita tra la natura e l’uomo; è un principio di unità e di ordine, che diviene oggetto di meditazione e speranza di salute individuale. E’ principio morale su cui si deve conformare la condotta umana: questo significa venerare il tao, ed il culto non deve essere solo esteriore, ma deve ricercarsi nella semplicità e nell’assenza dei desideri.
E’ immanente a tutte le cose e domina l’insieme delle realtà apparenti: tali realtà sono relative e contraddittorie, ma la contraddizione si può risolvere nel Tao, realtà prima nella quale i contrari si compongono in armonia.
La parola Tao è stata variamente tradotta; tuttavia, è sempre molto difficile tradurre con un termine specifico un ideogramma orientale. Alcuni vi hanno visto il significato del Logos cristiano, ma ciò è inammissibile in quanto il Tao non ha il significato di un dio personale che da trascendente si fa immanente al mondo, poiché è immanente al mondo. Il Tao non è tanto l’Uno quanto la manifestazione dell’Uno degli esseri. Nel Libro delle mutazioni, I Ching, il tao viene descritto come : "Uno YIN, uno Yang: ecco il Tao". Riteniamo che la traduzione più giusta sia "Via" che si può identificare con il termine "Do" giapponese; indica la via da percorrere per raggiungere l’equilibrio interno, per soddisfare l’esigenza del proprio essere.
Lao Tze lo chiama "La grande unità"; riprendendo un antico aforisma egli dichiarava che :
"il Tao genera l’Uno. Uno genera Due. Due genera Tre. Tre genera diecimila esseri.
I diecimila esseri si appoggiano allo Yin stringendo al petto lo Yang.
Un soffio armonioso si compone e scorre nel mezzo".
Gli uomini si riuniscono in gruppi ed in società; condividono una sorte che, insieme, è unita e separata dal resto della natura, da ciò che viene chiamato i Diecimila esseri: sotto questo aforisma si rappresenta in forma poetica l’origine degli esseri.
La vera intelligenza ci fa percepire l’unità primordiale: non esiste né verità né errore; esistono solo aspetti diversi che dipendono da punti di vista. Il tao diviene, così, la realtà suprema cui l’adepto aspira ad unirsi mediante la contemplazione e l’estasi.
Il Tao, l’equilibrio del cosmo è regolato da due forze, uguali e contrapposte, lo yin e lo yang. Lo yang rappresenta tutto ciò che è positivo, asciutto, maschile, caldo, il sole, mentre lo yin rappresenta ciò che è negativo, umido, femminile, la luna: in queste due forze si manifesta il soffio vitale o Chi. Dall’incontro di queste due forze si è creato la terra, con la formazione delle montagne (predominanza della forza yang) o delle vallate e dei mari (predominanza della forza yin). Il saggio è la persona che riesce a governare le forze della natura studiando ed appropriandosi della legge dello yin e dello yang. Anche il metodo di cura del taoismo riflette la ricerca dell’equilibrio: dove questo manca vi è squilibrio e quindi la malattia; dove non vi è più scorrimento del Chi vi è la stasi, la non azione, la morte.
L’imperatore per regnare doveva regolare la sua personale condotta su quella dell’universo, sull’ordine naturale del Cielo. Solo operando in questa maniera poteva riversare la sua virtù sui propri famigliari, sui funzionari, sui sudditi.
Tuttavia il Cielo non era il tao, ma solo il suo regolatore.
A questo mondo vi sono quattro Grandi e colui che regna è uno di loro;
il Re si regola sulla Terra, la Terra si regola sul Cielo, il Cielo si regola
sul Tao ed il Tao si regola su se stesso.
Si tratta di tornare in quei tempi in cui gli uomini non erano ancora pervertiti: per questo si condanna ogni forma di scienza e di progresso tecnico.
Il taoismo, erede di vecchi procedimenti per metà proto scientifici e per metà magici tendenti ad aumentare la propria potenza vitale e a raggiungere l’immortalità, anche fisica, razionalizzò credenze di religioni preesistenti. Alla base di tali pratiche vi era la necessità sottintesa di accordare l’economia del corpo umano al ritmo della vita universale.
L’elaborazione metafisica del tao è degenerata nel momento che si impone nella vita pratica; viene ridotta, a livello popolare, in superstizione, magia, spiritismo. L’interesse per la longevità, per una vita migliore che avrebbe portato all’immortalità fu presa alla lettera e si iniziò a penetrare nei meandri dell’alchimia per tentare di distillare l’essenza del tao dai metalli, differenziandosi dagli alchimisti medioevali che dai metalli tentarono di estrarre l’oro. Quello che nei libri poteva passare per filosofia all’atto pratico, a livello popolare, diviene una pratica religiosa. Altro elemento che contribuì al suo declino popolare fu il quietismo e la non-ricerca dell’attività fisica, nonché le innovazioni tecniche e scientifiche; tutto questo ha portato ad un atteggiamento negativo di rinuncia verso ciò che poteva allontanare dallo stato della quiete.
Nel sec. I taoismo entrò in una crisi profonda e fu sul punto di scomparire assorbito da una nuova forza che stava entrando in Cina , il buddhismo. Chang Li concentrò tutte le forze taoiste in una specie di monachesimo istituzionalizzato accettando, nel contempo, elementi del buddhismo.
Attualmente il diffondersi della cultura scientifica e la politica maoista hannoportato il taoismo sull’orlo della scomparsa definitiva; in Cina sussiste come ricordo per le cerimonie, mentre ha ancora una risonanza nelle comunità cinesi nel mondo.
Bisogna subito affermare che il taoismo, come pure il confucianesimo, non rappresentava, almeno all’inizio della formazione, una religione. Perché si possa parlare di religione, vi devono essere presenti tre elementi: nozione di un Dio trascendente; nozione di una creatura e di creazione; nozione della dipendenza della creatura dal creatore . Dove mancano alcuni di questi elementi non si può parlare di vera religione.
Cosa c’e nel cosmo che è sempre lo stesso, immutabile, eterno, specchio di un ordine perfetto, icona del tao? E’ la natura che anche nel movimento e nel corso delle stagioni rimane sé stessa; di conseguenza l’uomo ha un modello visibile da seguire, l’ordinamento della natura, del cielo e della terra. Altro simbolo di ordine è la musica, il ritmo; per questo motivo, tutte le cerimonie cinesi che accompagnano la vita dell’uomo sono accompagnate dal suono, che ad un occidentale potrà sembrare ossessivo, ma che ha la funzione di tramite tra l’ordine del cosmo e l’ordine nell’uomo.
Il taoismo è un atteggiamento di fronte alla vita; può essere considerata una religione, un etica, una visione del mondo . Tuttavia, ribadiamo la nostra idea che le manifestazioni che si considerano religiose come l’arte dell’indovino, le preghiere, le offerte, ed i voti dinanzi alle statue di eroi innalzati al rango di divinità sono soltanto manifestazioni decadute del pietismo taoista.
Il taoista più che essere un uomo religioso è un uomo ricco di una sua spiritualità, di una sua etica; egli venera la natura in quanto comprende che la natura è una madre che provvede con sollecitudine ai bisogni del figlio; inoltre, in essa vede l’essenza del tao, la via da seguire per raggiungere il fine della propria vita.
Anche la contemplazione del cielo indica qualcosa che è al di sopra dell’uomo, qualcosa che è eterno, immutabile.
Se l’uomo riuscisse a scoprire il segreto del tao della natura, egli stesso farebbe parte della Natura: da qui nascono le tecniche di yoga, di respirazione, degli esercizi fisici tendenti migliorare la qualità della vita, in quanto permettono al tao di ogni uomo di esprimersi.
Come abbiamo già accennato, il taoismo perde, nel momento che diviene popolare, la sua capacità di ricerca dell’assoluto riducendosi a magia, superstizione.
La divinazione e la magia sono praticate per calmare gli spiriti, Shen; in parte prende alcuni aspetti della costante misterica, come il tentativo di rendere immanente la divinità con la consultazione mantica, , o le pratiche tendenti a purificare il corpo e ad allontanarsi dalla terra.
Attualmente, nella Cina permane sotto l’aspetto folcloristico o riducendosi a mere pratiche superstiziose, mentre rappresenta per tutti i cinesi che vivono al di fuori della Cina un legame con la propria tradizione.
YIN e YANG
Tutti i fenomeni relativi che possono andare dal movimento dell'intera galassia al movimento degli atomi, sono governati da due forze antagoniste e complementari: YIN, forza di espansione centrifuga, e YANG, forza di contrazione centripeta.
Tutti i fenomeni naturali sono governati da queste due forze e la differenza tra i vari fenomeni dipende dal diverso grado di queste due forze che operano dentro fuori di esse.
Non esistono, di conseguenza, fenomeni naturali e vicende umane, che non obbediscano all'eterna ed universale legge della trasformazione.
Le trasformazioni Yin e Yang portano ad alcune leggi: 1) In tutti i tempi ed in tutti i luoghi i fenomeni relativi di segno opposto si attraggono per generare armonia.Questa attrazione è detta "Amore" e riguarda l'uomo, elementi (es. Ca ed O), forze fisiche (elettrone e protone), bassa ed alta pressione, ecc. La forza di epansione centrifuga Yin attira la forza di contrazione centripeta Yang e viceversa;2) Le tendenze analoghe si separano, per cui non si uniscono individui dello stesso sesso, e la sola inspirazione o la sola espirazione non danno luogo alla funzione respiratoria; i poli dello stesso segno si respingono. La forza di espansione centrifuga Yin respinge le forze e le tendenze analoghe Yang; 3) Ogni fenomeno relativo arrivato al massimo sviluppo declina. Così il giorno si tramuta in notte ed in contrario, l'estate in autunno ed in inverno e l'inverno in primavera ed in estate. La forza, centrifuga o centripeta, in eccesso si trasforma nella forza opposta; 3)Ogni fenomeno relativo arrivato al massimo sviluppo declina. Così il giorno si tramuta in notte ed il contrario, l'estate in autunno ed uin inverno e l'inverno in primavera ed in estate. La forza centrifuga o centripeta in eccesso si trasforma nella forza opposta.
Tutto è immutabilità nell'Universo; tutti i fenomeni si modificano ininterrottamente e da Tang divengono Yin e viceversa. Le leggi dell'Universo e le leggi che regolano la trasformazione dei fenomeni naturali del notro mondo relativo danno luogo ai vari fenomeni. L'Infinito, cioè l'unità di moto perpetuo infinitamente veloce tanto da non portare al formarsi di passato e futuro, nè di fenomeni relativi, cioè il Tutto l'Assoluto, che può essere identificato con il TAO, la VIA, il DO.
Può essere indicato come flusso vitale in continua trasformazione. Anche se non è percettibile ai sensi della maggior parte delle persone, il TAO esiste ed è da intendersi come il grande KI, cioè l'Energia o soffio vitale, che permea tutte le cose per il quale le cose esistono e si trasformano.
Secondo la cosmologi Cinese, il Cielo e la Terra si sono formate dal Caos per l'azione del TAO. Il TAO, quindi, si è mosso verso la differenziazione e produce effetti opposti.
Caratteristiche principali YIN YANG
Dimensione Spazio Tempo
Funzioni Dispersione Assimilazione
Separazione Associazione
Scomposizione del Molteplice Organizzazione nella Unità
Vibrazione Alta Frequenza Onde Corte Bassa Frequenza Onde Lunghe
Struttura Fragilità, Labilità, Espansione Resistenza, Stabilità, Compattezza
Ambiente Naturale Luna, Terra, Nord, Acqua Cielo, Sole, Sud
Atteggiamento Pacifico, difensivo, debolezza, Aggressività, Attività, Penetrazione
Passività, Ricettività
Direzione Forza centrifuga ascendente e verticale Forza centripeta discendente ed orizzontale
Tendenza Espansione verso il basso Differenziazione
Movimento Lento, Riposo Rapidità, Agitazione
Posizione Esterna e periferica Interna e centrale
Temperatura Bassa Alta
Luminosità Oscurità, Buio Luminosità Luce
Forma Geometrica Quadrato Cerchio
Dimensioni Spazio Tempo
Forma Lunga e Dilatata Corta e Concentrata
Polarità Negativa Positiva
Clima Tropicale Secco
Consistenza Flessibilità, Tenerezza, Mollezza Notevole, Dura, Rigida
Umidità Bagnato Asciutto
Aspetto Femminile Maschile
Stato Quiete Moto
Sistema Nervoso Periferico Simpatico Centrale, Parasimpatico
Numeri Pari Dispari
Sapore Associato Amaro, Acido salato Piccate, Dolce, Insipidi
Sangue Venoso Arterioso
Suono Silenzio, Suoni gravi Rumore, Suoni Acuti
Qualità biologica Vegetale Animale
Qualità mentale Spirituale, Proiettato nel futuro Materiale, Radicata nel passato
Ritmo respiratorio Espirazione Inspirazione
Forza interna Nutre e permette la crescita Genera calore
Ora relativa Mezzanotte Mezzogiorno
Coscienza Universale Specifica
Attività Psichica e mentale Fisica e sociale
Energia in eccesso Freddolosità e stanchezza psico-fisica Iperattività, calore, nervosismo
Noi siamo formati da una combinazione di energie e, per questa ragione nessuna persona e nessun oggetto è completamente Yang o completamente Yin: potranno essere più o meno yang o più o meno yin in relazione a qualcun altro. Per essere in salute dobbiamo avere caratteristiche sia Yin cha Yang, proporzionate ed in buon equilibrio. Se le energie yin e yang sono armonizzate, la tendenza ad essere eccessivamente l'una o l'altra risulta mitigata; la malattia, del resto, non è altro che una condizione di squilibrio, quando le qualità yin e yang sono in eccedenza.
Poichè la nostra condizione cambia continuamente è impossibile raggiungere uno stato di equilibrio perfetto ed assoluto.
Eccesso di Yin:
Passivo - iperrilassato - inattivo - pigro - depresso - triste - negativo - ritrosia - autocommiserazione - voce debole
timidezza - muscolatura flaccida - pelle grassa.
Eccesso di Yang
Aggressività - tensione - iperattività - rabbia - irritabilità - superbia - voce troppo alta - muscolatura rigida - pelle
secca.
Si può acquisire una condizione più bilanciata in modo da non avere troppi sbalzi d'umore, fisici, energetici, regolando la nostra alimentazione e lo stile di vita.per riequilibrare le condiizoni di qualcuno tramite una terapia si deve fare sì che la tecnica usata si adatti alla condizioni di chi la riceve.
Condizione attuale risultato atteso metodo terapico
Troppo yin-yang insufficiente divenire meno yin e più yang metodo yanghizzante
Troppo yang-yin insufficiente divenire meno yin e più yang metodo yinizzante
Eccesso yang e yin ridurre ed armonizzare gli estremi metodi armonizzanti
Insufficiente yang e yin aumentare entrambi i tipi di energie metodi armonizzanti per infondere energia
Il metodo yanghizzante produce attività, calore, tensione nella persona, mentre il metodo yinizzante produce più
rilassamento, freschezza, calma.